Don Marino: sono diventato scomodo. In Curia vogliono eliminarmi

ALBIGNASEGO. Il giorno dopo la comunicazione della Diocesi di volerlo processare accusandolo di “comportamenti non consoni allo stato clericale, inerenti agli impegni derivanti dall’obbligo del celibato per i preti”, che lo ha fatto parecchio arrabbiare, don Marino Ruggero è più sereno. Ha trascorso l’intera mattinata con il suo successore nominato dalla Curia, monsignor Giovanni Brusegan, e questo ha contribuito a fargli passare la rabbia per una scelta, quella di avviare il processo canonico, che avrebbe preferito gli fosse comunicata personalmente dalla Diocesi e non apprenderla dalla stampa. . «Lunedì pomeriggio quando sono venuto a conoscenza di questa decisione dei miei superiori mi sono incazzato come una iena», esordisce il sacerdote. «Credo che la decisione di volermi processare pecchi di correttezza e sensibilità nei confronti di una persona che sta attraversando un momento di grande dolore. Purtroppo tutto questo sta succedendo perché in Curia per alcuni sono diventato un prete scomodo e questi vogliono eliminarmi».
Don Marino, il vescovo ha risposto alla sua mail di lunedì pomeriggio di richiesta di chiarimenti?
«Tutto tace. Questo a dire il vero mi preoccupa un po’ perché potrebbe essere la proverbiale quiete prima della tempesta. Staremo a vedere. Da parte mia sono tranquillo, ho la coscienza a posto, attendo con serenità l’evolversi della vicenda».
Ci può dire qualcosa del lungo colloquio avuto con monsignor Brusegan?
«Don Giovanni è una persona molto umana e comprensiva, che conosce bene i problemi dei preti. Non è il primo caso che è chiamato ad affrontare. Abbiamo parlato a lungo della parrocchia di San Lorenzo, delle attività che avevo avviato. Mi ha assicurato di voler continuare sulla stessa linea portata avanti nell’ultimo periodo. Questo mi fa piacere perché significa che non intende disperdere il lavoro che ho fatto per rivitalizzare la comunità».
Nella frazione di Albignasego circolano voci di una sua relazione con una parrocchiana coniugata e che il marito, una volta venuto a conoscenza della storia, avrebbe tentato di ricattarla chiedendole in cambio del silenzio un favore: cosa c’è di vero?
«È una storia, come le tante altre che girano in questi giorni a San Lorenzo, priva di fondamento. Una vicenda inventata che farebbe gola ai giornali di gossip. Si tratta di un castello di carte costruito dai miei detrattori, gelosi dell’operato che assieme a tante persone stavo portando avanti, per tentare di allontanarmi. Spero che chi mi dovrà giudicare non cada in questo tranello. Come ho detto più volte, se ci fossero alla base questioni di sesso non avrei esitato un minuto ad abbandonare la comunità dalla vergogna».
ruggito
Intanto don Marino, superata l’amarezza per la decisione della Diocesi di processarlo, è tornato a ruggire: nel suo profilo facebook ieri notte ha postato la foto di un leone in fase d’attacco che ruggisce e mostra i denti. Accompagnato dalla frase: «Finché avrò voce per urlare, gambe per rialzarmi e vita da vivere… continuerò a lottare per tutto ciò in cui credo».
Tribunale
Il tribunale ecclesiastico diocesano che dovrà giudicare don Marino è composto dal vicario giudiziale, monsignor Tiziano Vanzetto, dal giudice monsignor Alberto Albertin, dal promotore della giustizia e difensore del vincolo don Giuseppe Siviero, e dalla segretaria Lorenza Valerio. —
Gianni Biasetto
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