Doping, ecco com'è stato incastrato Lazzaro
Medico sportivo a processo per ozonoterapia con emotrasfusioni
Intercettazioni telefoniche, filmati, studio delle agende: sono questi i tre strumenti che hanno permesso alle forze dell'ordine di accusare Enrico Lazzaro, il medico sportivo aponense su cui pende il reato di doping. Il dottore di medicina sportiva avrebbe praticato l'ozonoterapia con emotrasfusione ad una nuotatrice padovana allora sedicenne; a una ciclista di Urbana tesserata Udace con il team Benato; ad un collega di Torreglia, della Udace team Valentini; ad un tesserato Uisp con il team Garpell. Praticare l'ozonoterapia per fini sportivi è considerato reato. Ad illustrare il percorso investigativo che ha portato ad incolpare Lazzaro sono stati ieri gli agenti della Guardia di Finanza, chiamati a testimoniare in tribunale ad Este. Quella di ieri è stata la prima di cinque udienze che vedranno «sfilare» davanti al giudice Linda Arata ben 45 testimoni. Ieri toccava ai testi del pm Benedetto Roberti. Molto dettagliata è stata l'esposizione di Luigino Lambranzi, brigadiere delle Fiamme Gialle. L'inchiesta su Lazzaro sarebbe nata il 20 maggio 2008, giorno in cui venne sequestrata una fialetta di Lutrelef (ormone femminile) a Natalino Moletta: l'uomo stava portando la sostanza dopante al figlio, ciclista professionista impegnato in una tappa del Giro d'Italia. Il legame con il dottor Lazzaro ha insospettito gli inquirenti, che dal febbraio all'aprile 2009 hanno messo sotto controllo i telefoni del medico aponense e installato una telecamera nascosta nell'ambulatorio dello stesso. Lazzaro operava infatti in un centro a Montegrotto Terme, in vicolo San Mauro, e presso il Centro Elisir di Este. Lazzaro non era autorizzato a compiere l'ozonoterapia (per lo studio di Este, addirittura, non era consentita alcuna attività medica dall'Usl 17), eppure riceveva gli atleti e compiva questo trattamento. Lo testimoniano i tabulati telefonici, gli esami ematici e le agende trovate nello studio del medico a Montegrotto. Intrecciando i dati, la Gdf ha stabilito che un atleta si era sottoposto ad ozonoterapia il 7, 12, 16 e 27 febbraio, ma anche il 4 e 7 marzo 2009. Agli atleti venivano prelevati 150 cc di sangue, che venivano ozonizzati in un'apposita macchina e poi reintrodotti nell'organismo. Il materiale usato dal macchinario ozonoterapico veniva consegnato nel centro Elisir di Este e poi utilizzato a Montegrotto. Ieri alla seduta erano presenti alcuni degli atleti imputati e i legali di Coni, Federciclismo e Ordine dei Farmacisti.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova
Leggi anche
Video








