Ecco la seconda spallata alla teoria di Einstein

Lo ribadisce il nuovo esperimento sulla velocità dei neutrini: più svelti della luce Il professor Masiero: «Questa volta abbiamo aumentato l’affidabilità della prova»
SALMASO - LEZIONE DI FISICA IN UNIVERSITA'. LUCA STANZO, ANTONIO MASIERO
SALMASO - LEZIONE DI FISICA IN UNIVERSITA'. LUCA STANZO, ANTONIO MASIERO

di ALDO COMELLO

Ieri notte alle 3 è stato rotto l'embargo sui risultati del nuovo test sui neutrini che, viaggiando ad una velocità superiore a quella della luce, mettono in crisi la teoria di Einstein della relatività ristretta: quella datata 1905 riassunta sinteticamente nella mitica equazione: E= mc² , dove «c» è la velocità, i 300 mila chilometri al secondo moltiplicati per se stessi e quindi architrave dell'equazione che calcola l'energia.

La cautela del gruppo Opera è legata proprio alla portata rivoluzionaria di questa misurazione: in caso di conferma, infatti, crollerebbe quella formula della relatività ristretta, ingrediente di ogni lavoro di fisica, punto di riferimento quotidiano per oltre un secolo.

Ieri, come ha spiegato il professor Antonio Masiero, docente ordinario all'Università di Padova e direttore della sezione padovana dell'Infn, i risultati del test sono stati inseriti nell'archivio internazionale che immagazzina i dati di tutti gli esperimenti ed è stata scelta la rivista internazionale su cui pubblicare la descrizione del lavoro svolto.

Si tratta di Jhep (Journal of High Energy Phisics). La decisione è stata sottoscritta da tutti e 30 i gruppi che lavorano in Opera, mentre prima 4 si erano astenuti. Il professor Luca Stanco, nel nome di Opera, ha tenuto un seminario sulle nuove misure, in un'aula affollata di ricercatori e studenti.

Masiero spiega le caratteristiche del nuovo test: in quello precedente il bombardamento di protoni sparati al Cern di Ginevra aveva generato una raffica di neutrini. L'esperimento era partito per studiare le caratteristiche metamorfiche dei neutrini, la loro natura proteiforme e, in seconda battuta, ci si era scontrati con la constatazione che questi corpuscoli erano arrivati al traguardo del laboratorio del Gran Sasso, a 732 chilometri di distanza, con un vantaggio di 18 metri sulle particelle di luce. Ma la partenza, era stata affollata e confusa, come al via di una maratona.

In questa occasione, invece, il Cern ha organizzato una specie di staffetta: i neutrini sono stati confezionati in «pacchetti», ogni pacchetto è stato compresso in 3 nanosecondi (3 miliardesimi di secondo) e tra un pacchetto e l'altro è stato frapposto un intervallo di 500 nanosecondi. Questo accorgimento ha permesso di calcolare con assoluta precisione il momento della partenza e dell'arrivo di ciascun pacchetto, è come se l'esperimento fosse stato ripetuto e i risultati confermati ad ogni partenza ed arrivo di pacchetto. E i risultati non smentiscono il primo esperimento, anzi ne rafforzano la certezza: i neutrini sono arrivati al Gran Sasso con 60 nanosecondi di vantaggio rispetto ai fotoni. Ora, questo vantaggio di 18 metri su 732 chilometri non è un'inezia.

Nel 1987 esplode una supernova a 168 mila anni luce di distanza dalla Terra. Ovviamente i neutrini arrivano prima dei fotoni, ma non è un distacco che rispetti le proporzioni. In realtà avrebbero dovuto approdare sul pianeta almeno 4 anni prima della luce. Invece l'anticipo risultò molto più contenuto, perché? Esattamente non si sa. Forse i neutrini sono più centometristi che maratoneti? E' più accreditata, rispetto a questo scherzo, l'ipotesi che l'energia iniziale dell'esplosione sia stata più debole che l'accelerazione impressa al Cern. La nuova certezza sulla velocità dei neutrini ha il contrappasso di una minore densità dell'evento. Altro rilievo: il fatto che la metodica non è del tutto corretta, per esserlo il secondo test avrebbe dovuto essere effettuato in un altro luogo e con diversi protagonisti.

Ma l'equazione di Einstein non potrebbe essere semplicemente corretta sostituendo alla velocità dalla luce quella dei neutrini come quando un record di velocità passa di mano? Sembra di no. Einstein individua la velocità della luce come velocità limite dopo essere passato per la relatività galileiana e aver esplorato le simmetrie elettromagnetiche delle equazioni di Maxwell. Non si tratta quindi di un'espressione solo numerica, c'è un nodo concettuale da sciogliere.

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