Dall’ergastolo alla mezza maratona di Padova chiusa in un’ora e 50: «Mi alleno in carcere»
Il 58enne detenuto al Due Palazzi ha ricevuto il permesso dal giudice. «Lo sport mi aiuta moltissimo»

Ventuno chilometri della mezza, come gli anni dietro le sbarre. E il fine pena è lontano. Tra i partecipanti alla Padova Marathon c’era anche Felice (nome di fantasia), 58 anni, detenuto al Due Palazzi.
Per partecipare ha dovuto avere il permesso del giudice, il certificato di attività agonistica sportiva e l’iscrizione ad una gruppo podistico, nel suo caso la Runner Padova. «Mi alleno da tempo», racconta al traguardo in Prato della Valle. «Ho chiuso in un’ora e 50 minuti, l’obiettivo era stare sotto le due ore».
Felice ha terminato la gara qualche minuto prima del suo allenatore, Paolo Caporello, del gruppo operatori carcerari volontari (Ocv), che ogni mercoledì entra in carcere e corre con una trentina di detenuti. «Sono anni che mi alleno – racconta Felice –,ma purtroppo all’interno del Due Palazzi le possibilità sono limitate, sia per gli spazi che per i tempi. Posso correre tre giorni al massimo, non più di un’ora e mezza. Per quello non pensavo di riuscire a stare sotto le due ore».
«Lo sport mi aiuta tantissimo – spiega –, toglie le tensioni, è un modo per sentirsi in forma e salvaguardare la salute mentale. Si rischia di impazzire anche perché si convive con persone diverse e andare d’accordo non è sempre facile».
Felice è dentro per omicidio: «La mia è una fine pena mai». Omicidio in famiglia? «No, una cosa brutta da dire. Auguro a chiunque di non avere mai a che fare con la giustizia».
Il runner tiene molto all’alimentazione: «Mangio sempre in bianco, verdura e frutta». Il momento più entusiasmante della competizione? «Quello più duro. Al km 14-15, ma ho trovato la forza e ho accelerato. L’arrivo è stato straordinario, non vedevo Prato della Valle da 21 anni». Una festa: «Ho dato tanti “cinque” ai bambini. È stato bellissimo. Da rifare e da consigliare a chiunque».
Felice è stato accompagnato alla partenza ad Abano Terme, ha fatto colazione ed è partito: «Non sapevo come funzionasse, mi hanno spiegato tutto all’ultimo. Sono felice anche perché dopo vado a pranzo con la mia famiglia».
I parenti gli sono stati vicini nei momenti più faticosi: «Se non ci fossero stati loro, non so come avrei fatto. È difficile autogestire una cosa del genere. La mia famiglia mi è sempre stata accanto moralmente. I primi anni sono stati i più difficili, per fortuna ci sono i volontari e le cooperative». Vent’anni fa, in carcere, le cose erano molto diverse rispetto a oggi: «Le celle erano chiuse, in tv c’erano 10 canali in tutto. Il Due Palazzi offre tantissime attività e possibilità».
Felice lavora da 16 anni: «È un grande aiuto: posso risarcire i danni, posso ricambiare aiutando i familiari. Il mio stipendio va a loro». «Spero di poter correre anche l’anno prossimo», conclude.
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