Esposto contro Bankitalia dei soci della Crediveneto

Lo ha presentato il Comitato nato a maggio impugnando la liquidazione coatta della Bcc con sede a Montagnana: ora si chiede l’intervento della Magistratura
Montagnana, 24 Feb 14.La sede della Crediveneto a Montagnana. .ph. Zangirolami
Montagnana, 24 Feb 14.La sede della Crediveneto a Montagnana. .ph. Zangirolami

MONTAGNANA. Una denuncia contro Bankitalia è stata inviata nei giorni scorsi alla Procura di Verona da parte del Comitato per la salvaguardia dei diritti e interessi dei soci della Bcc Crediveneto. L’esposto, sottoscritto da decine di ex soci (in particolare da chi aveva quote societarie a quattro zeri), vede come primo firmatario Terenzio Zanini, ex sindaco di Urbana, già socio di Crediveneto e presidente del Comitato.

La banca. Crediveneto era una banca di credito cooperativo nata nel 1892 e ingranditasi in virtù della fusione con altre realtà di credito cooperativo minori della zona. L’ultima denominazione è quella del 2001, quando la Bcc Montagnanese Scaligera acquisì per aggregazione la Cassa Rurale di Roveredo di Guà. Negli anni successivi aveva raggiungo il numero di 30 filiali divenendo, con i suoi 150 milioni di euro patrimonio, 10 mila soci e 20 milioni di capitale sociale, una delle più grandi e solide Bcc del Veneto. Il 7 maggio 2016, un giorno prima dell’assemblea convocata a Cerea, Bankitalia pubblica nel suo sito la messa in liquidazione coatta amministrativa Crediveneto.

«La decisione di Bankitalia appariva sbalorditiva, dato che soltanto l’anno prima la banca aveva chiuso il consuntivo con un utile di 800 mila euro» denunciano dal Comitato, «altra cosa sorprendente è che il provvedimento sia arrivato solo due giorni prima della programmata assemblea ordinaria. L’operazione di liquidazione, sia per quanto riguarda il patrimonio (ceduto a Banca Sviluppo) che le passività (cessione delle sofferenze al Fondo di garanzia istituzionale del credito cooperativo) è avvenuta al corrispettivo di 1 euro».

Da qui la considerazione: «Il grave sospetto è che Bankitalia, i suoi commissari e Banca Sviluppo abbiano operato al fine di sottostimare il patrimonio della Bcc e le sue attività, per poi svenderlo a favore della stessa Banca Sviluppo, nel più totale silenzio». Depongono in tal senso il passaggio negli ultimi giorni di vita della banca di un notevole volume di crediti da “in bonis” a deteriorati, le rettifiche apportate del tutto arbitrariamente alle sofferenze, con conseguente cessione in blocco delle stesse al fondo di garanzia a costo zero. «Si aggiunga che la maggior parte di questi crediti era garantito da ipoteche su immobili di sicuro valore: ed invece, la perizia di tutti gli immobili della banca è stata operata, non già da un soggetto tecnico indipendente e terzo nel contraddittorio con la Bcc, ma da una società scelta tra i partner di Banca Sviluppo (tale Sistemia spa) con una ulteriore e ingiustificata rettifica dei valori di bilancio di 12,5 milioni».

Comitato e azioni. Il 30 maggio a Legnago si è costituito il Comitato per la difesa dei soci, che ha avviato l’impugnazione della liquidazione coatta amministrativa, evidenziando – lo si legge nell’esposto di questi giorni - una serie di violazioni procedurali da parte di Bankitalia: la mancata attivazione di un contraddittorio nei confronti ex soci, le valutazioni del patrimonio realizzate senza seguire le indicazioni imposte dalla disciplina di settore, la mancata valutazione di misure alternative di mercato per superare la crisi dell’istituto. «Ci si chiede come Bankitalia possa aver agito in spregio dei diritti dei soci e dei cittadini. Si teme che anche la vicenda di Crediveneto sia stata portata avanti da Bankitalia senza quella indipendenza che dovrebbe garantire un’azione di vigilanza vera ed efficace e che vi sia un disegno di eliminare dal territorio italiano il credito cooperativo». Nell’esposto si chiede alla Procura di valutare eventuali profili di illiceità nella condotta di Bankitalia.

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