Sabato 13 giugno la Processione del Santo a Padova: «Antonio ci parla e ci attira a sé»
Il messaggio congiunto del vescovo Claudio Cipolla e del rettore della Basilica del Santo, fra Antonio Ramina: «Non si è fatto imprigionare dalla logica del tornaconto»

La festa del Santo si avvicina. Come accade ogni anno, oggi venerdì 12 giugno e domani le processioni in città saranno due.
Questa sera ci sarà il Transito del Carro, con la processione che partirà dal sagrato davanti alla chiesa di San Carlo Borromeo e si concluderà al santuario di Sant’Antonio all’Arcella dopo aver attraversato quasi tutta via Tiziano Aspetti fino all’incrocio con viale Arcella, che, per l’occasione, sarà chiuso al traffico.
Parteciperanno anche il sindaco Sergio Giordani e i primi cittadini dei Comuni di Camposampiero, San Giorgio delle Pertiche, Campodarsego e Cadoneghe.
Come succede ogni anni, sui balconi di via Tiziano Aspetti saranno esposti i cosiddetti drappi antoniani.
La chilometrica processione di domani, invece, partirà dal sagrato della Basilica alla fine della santa messa delle 17.
Non mancheranno il vescovo e le più importanti cariche istituzionali, tra cui, quasi certamente, il presidente della Regione Alberto Stefani, padovano di Borgoricco.
«Si rimane sempre meravigliati quando una cosa antica continua a rimanere significativa nel tempo» scrivono a quattro mani il vescovo Claudio Cipolla e il rettore della Basilica del Santo, fra Antonio Ramina, in occasione della Festa.
«Sant’Antonio ancora ci parla, interroga, attira a sé; e lo fa, per così dire, “a cerchi concentrici”: dal luogo della sua sepoltura in Basilica, alla città di Padova, all’Italia, fino a raggiungere davvero tutti i paesi del mondo. È paradossale! Si fa fatica a capire come mai. Tante volte occorre accettare come vero e reale anche ciò che è inspiegabile, che sembra senza logica».
La testimonianza di sant’Antonio sta in piedi «perché non si è fatta imprigionare dalla logica del tornaconto» scrivono Cipolla e Ramina.
Alcuni esempi? «Sant’Antonio aveva a cuore il silenzio. La sua parola era feconda e trasformava la vita delle persone proprio perché nasceva dal silenzio, dal lungo pensare, dal lungo pregare. Allora perché non coltivare ancora quest’arte così umanamente paradossale dell’intelligenza che, prima di esprimersi verbalmente, percorre le vie del cuore, del rispetto, della valutazione pacata?».
La riflessione, poi, ricade sulla pace: «Sant’Antonio l’aveva a cuore, tutti noi l’abbiamo a cuore, ma la coltiviamo concretamente nelle nostre esistenze? O ci lasciamo prendere troppo in fretta dagli stili delle competizioni sfrenate, della visibilità a tutti i costi?» si chiedono Rettore e Vescovo.
«Anche a questo potremmo dedicarci con un po’ di slancio in più».
Domani la Basilica resterà aperta dalle 5.30 alle 22.
Le messe solenni si terranno ogni ora, dalle 6 alle 21.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








