Niente stangata dal Fisco, le sagre sono salve: sollievo per le Pro Loco padovane
Pengo, presidente dell’Unpli locale: «La vendita di cibi legati al territorio non è attività commerciale»

Emergenza rientrata. Le Pro loco che organizzano le sagre padovane tirano un sospiro di sollievo: le feste di paese sono “salve”, quelle in programma si svolgeranno regolarmente.
L’incontro organizzato sabato scorso a Sandrigo, nel Vicentino, dall’Unpli Veneto ha dissipato i timori legati alla nuova fiscalità che avevano preoccupato fortemente gli organizzatori. Le imposte più pesanti e gli adempimenti amministrativi con ulteriori complicazioni sono scongiurati.
«Il giurista Gabriele Sepio, avvocato cassazionista, ha confermato che la somministrazione di cibi e bevande, se legata alla promozione di prodotti tipici e territoriali, rientra tra le attività di interesse generale, e quindi non sarà classificata come commerciale superando il test di commercialità come previsto dall’articolo 79» spiega Giuseppe Pengo, presidente di Unpli Padova.
In parole semplici a maggio, quando Camposampiero organizzerà la consueta “Festa della Fragola”, non pagherà le tasse sulla vendita di cibi e bevande; idem Tribano che il 10 aprile inaugura la “Festa dell’Asparago”. Le sagre non saranno trattate come attività commerciali vere e proprie. Se gli stand gastronomici propongono prodotti caratteristici del territorio, rientrano infatti in manifestazioni di interesse generale, non commerciale. Naturalmente questo vale anche se al risotto con gli asparagi si affiancano gli gnocchi con il ragù, la salsiccia e la birra, pietanze e bevande non tipiche della zona. A rientrare in attività commerciale sono ad esempio gli introiti pubblicitari.
«All’incontro a Sandrigo c’erano più di 300 persone, il tema è molto sentito – spiega Pengo –. La presenza dei consulenti delle varie Pro loco è stata molto importante perché non tutti sono ferratissimi in materia. È stata fatta chiarezza, ce n’era un gran bisogno».
Dal primo gennaio scorso la fiscalità delle Pro Loco è infatti entrata in una nuova fase del Codice del Terzo Settore, con il passaggio a un regime forfettario basato sul volume dei ricavi. Grossolanamente parlando, l’attività di uno stand parrocchiale poteva essere comparata all’attività di un ristorante.
«Il rischio di trovarsi classificati come enti commerciali, in caso di prevalenza di proventi aventi natura commerciale era nell’aria, con conseguente aggravio d’imposta, ma anche ulteriore carico di adempimenti amministrativi, contabili e tributari» spiega il presidente. La prospettiva poteva portare molte Pro loco (iscritte al Registro unico nazionale del Terzo Settore come Aps, associazioni di promozione sociale) a rinunciare all’organizzazione di eventi diventati ormai tradizionali.
Non sarà così, anzi c’è qualche vantaggio: «È stato fatto ordine. Il bilancio di fine anno delle Proloco andrà inserito nel portale MyUnpli, verrà controllato dall’Unpli nazionale per poi essere inviato all’Ufficio delle Entrate – conclude Pengo –. Vogliamo che ogni Pro loco abbia a disposizione almeno due consulenti. Ci stiamo organizzando».
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