Raccolta firme contro il prete a Padova: «Riapra l’oratorio ad anziani e bambini»

Nella parrocchia di Brusegana una petizione promossa da ultraottantenni, con in testa Lauretta Zago: «Vogliamo tornare a trovarci in parrocchia»

Daniela Gregnanin
Una parte del gruppo che chiede la riapertura del patronato a Brusegana
Una parte del gruppo che chiede la riapertura del patronato a Brusegana

La rivolta corre di casa in casa a Brusegana. A capeggiarla ottantenni e novantenni sul piede di guerra perché il parroco della parrocchia dei santi Fabiano e Sebastiano di via dei Colli, da qualche tempo ha chiuso le pertinenze della parrocchia: il patronato è stato sigillato e non viene più concesso a nessuno. Zero incontri o festine, nemmeno per i più piccoli. Oltre 70 sono i firmatari di una petizione di protesta nella quale si chiede che don Michele Cestaro, prete di Brusegana da più di tre anni, permetta a residenti e fedeli di frequentare quei luoghi tanto cari, che garantirebbero socializzazione tra gli anziani e un posto sano per i più giovani.

«Siamo arrabbiati, il parroco ci ha fatto capire che non desidera gente “su per i piedi”, come ha detto lui. Ma questo posto è anche nostro, l’oratorio è stato costruito grazie al contributo dei parrocchiani», spiega agguerrita Lauretta Zago 85 anni, leader della rivolta, che con il suo deambulatore ha percorso i chilometri per far firmare la petizione.

La richiesta è di riaprire bocciodromo, campetto da calcio e le stanze dell’oratorio: «Che non ci venga a dire che non c’è spazio, perché l’oratorio lo conosciamo come le nostre tasche – racconta ancora Zago – Molte famiglie sono costrette a mandare i figli nelle parrocchie vicine per fare catechismo, comunioni e cresime. Noi chiediamo solo di poterci ritrovare per qualche chiacchiera, lavorare a maglia, fare un po’ di festa, che alla nostra età è tutta salute», aggiunge la pasionaria, che ha in mente un obiettivo non da poco: «Voglio raggiungere le 100 firme, che non significano cento persone, ma famiglie – prosegue – Tra l’altro, siamo disposte a organizzare lo spazio, perfino a pulirlo. Non abbiamo mica paura di faticare».

A protestare sono anche diverse famiglie: «Qui non è più possibile fare niente, io ho tre bambini e per tutto quello che riguarda riti religiosi e oratorio, mi rivolgo alla vicina parrocchia di Santo Stefano. È davvero triste, perché sarebbe così comodo saperli qui, dove li ho battezzati e giocavano fino a qualche anno fa. Niente Grest, niente patronato o catechesi, è proprio un peccato», lamenta Barbara Marchion.

«C’erano tante cose, adesso non c’è niente. Fino a qualche anno fa la parrocchia era un bel riferimento qui in quartiere: feste per i più piccoli, iniziative per noi anziani o le bocce non mancavano mai – sbotta Anna Bareter, che sta per compiere 93 anni e che in patronato faceva ginnastica – Sarebbe bello essere accolti nuovamente dove abbiamo passato tanto tempo. Anch’io vado in un’altra parrocchia». Agguerrite come non mai le ultraottantenni vogliono portare avanti una battaglia di principio, perché sono stanche di darsi appuntamento al bar. Invece, sono costrette a consumare anche e scarpe da ginnastica per ritrovarsi e praticare una peregrinazione urbana alla ricerca di ospitalità. La speranza, dunque, è che le firme possano smuovere qualcosa. Se non in parrocchia, almeno nella Curia.

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