Fisco, tasse, lavoro: categorie in campo ognuna ha un dossier

PADOVA. Si potrebbe semplicisticamente dire: «Franza o Spagna, purché se magna». Sinistra, destra, centro, poco cale. Il Veneto delle piccole imprese locomotiva d’Italia, del lavoro autonomo a partita Iva e della disoccupazione più bassa del Bel Paese, intravvede pochi leader e tanti interlocutori in ogni angolo dell’emiciclo parlamentare. A tre settimane dal voto, non conta tanto sapere chi vincerà (anche perché è chiaro a molti che un governo stabile sarà obiettivo difficile da raggiungere) ma consegnare a tutti i propri cahiers de doléances. Nella speranza che, poi, queste richieste ben scritte trovino concretezza.
Confcommercio farà ritorno oggi a casa dopo una tre giorni romana di incontri a 360 gradi. «Stiamo vedendo tutte le forze in campo a cui abbiamo consegnato il nostro dossier a prescindere da quello che dicono» ammette Massimo Zanon ai vertici di Confcommercio Veneto. I commercianti hanno sintetizzato 24 punti: «Qualcuno condivide, altri no, ma noi rinfreschiamo la memoria - dice Zanon - poi lavoreremo ai fianchi di chi sarà al governo». «Stiamo consegnando le nostre richieste a tutti i parlamentari - fa eco Marco Michielli di Federalberghi - troviamo orecchie attente e ora non costa nulla; che queste idee diventino concrete è altra cosa».
«Chiediamo interventi a costo zero - aggiunge Michielli - come combattere l’abusivismo e il nero dei bed & breakfast o i grandi colossi delle agenzie online con sede legale in Ue e tesorerie alle isole Cayman». C’è un’unica lamentazione trasversale ed è composta dalle parole: fisco e burocrazia. Il ritornello intonato di ogni campagna elettorale. Poi si “aggiungono” giovani e occupazione.
Anche i sindacati hanno presentato i loro cahiers a tutte le forze politiche in campo. «Il nostro documento - spiega il segretario veneto Onofrio Rota - parla di Europa, fisco, previdenza e famiglia». «Ma nel contesto nazionale abbiamo dato spazio alle istanze venete per nuove sfide nel campo del welfare datoriale». Rota ammette che «il tema delle politiche del lavoro è sempre più regionale e territoriale, perché legato a domanda e offerta venete». E «il nostro è un interlocutore attento» spiega riferendosi alla Regione. Il dialogo con Roma segue altre vie e anche altri argomenti, come le banche. Tema sentitissimo dalla “pancia” ma che le categorie sembrano non avere in agenda.
Tranne la Cisl. L’8 febbraio è stato presentato alle forze politiche «Adesso Banca!» un manifesto per la tutela del risparmio e una riforma sostenibile del sistema bancario. «Quello a cui assistiamo - spiega il sociologo Daniele Marini - è a un insieme di proclami e rivendicazioni più utili agli associati che alla politica: documenti stilati per parlare alla base come per dire: “Noi chiediamo ma non otteniamo” e questo è il circolo vizioso in cui è caduta la rappresentanza». «Da una parte c’è una base vociante di istanze complesse e diversificate, dall’altra manca un soggetto forte con cui interloquire». «A ciò si aggiunge un continuo disimpegno verso la politica considerata come qualcosa di negativo - aggiunge Marini - e anche la mancanza della cultura del noi, come collettività. Viviamo di consensi a breve termine, il dibattito segue le emergenze. I temi importanti come sviluppo, lavoro, innovazione dove stanno? Siamo al punto che la vicenda Italo, l’ennesima azienda italiana passata agli stranieri, è rimasta inosservata».
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