Fondazione Cariparo, i retroscena sulla successione: Rizzuto in vantaggio, ma Rovigo può fare squadra

Candidature entro il 31 marzo: in piazza Duomo la prima riunione dell’anno del consiglio generale. Le indiscrezioni degli ultimi giorni in attesa dei due mesi di confronti.L’obiettivo è evitare spaccature e arrivare ad una proposta unica

Claudio Malfitano
Gilberto Muraro, presidente uscente della Fondazione Cariparo
Gilberto Muraro, presidente uscente della Fondazione Cariparo

Parte la procedura per il rinnovo della guida di Fondazione Cariparo. E il pallino in mano ce l’ha il presidente uscente Gilberto Muraro: sarà lui ad incontrare uno a uno i venti consiglieri generali chiamati a votare il suo successore.

E la sua moral suasion potrebbe portare all’emergere di una candidatura unica tra i quattro nomi in campo.

LA PRIMA RIUNIONE DEL 2026

Ma andiamo con ordine. Il 5 febbraio si è svolta la prima riunione dell’anno del consiglio generale.

Ai venti componenti – di cui ben 8 sono di nuova nomina, entrati l’estate scorsa – è stato illustrato il percorso, sul piano procedurale e amministrativo, che porterà al rinnovo. Le

candidature andranno presentate entro il 31 marzo.

Nei giorni immediatamente successivi il consiglio generale della Fondazione dovrà poi verificare l’ammissibilità delle candidature ai sensi della legge e dello Statuto. Infine entro fine aprile si svolgerà la riunione che nominerà il nuovo presidente e che avrà all’ordine del giorno anche l’approvazione del bilancio d’esercizio e del bilancio sociale. L’eventuale votazione prevede una maggioranza qualificata di due terzi dei componenti, quindi almeno 14 voti.

GLI INCONTRI DI MURARO

Fuori dal percorso amministrativo c’è però quello politico. E un ruolo di primo piano non può che averlo il presidente uscente.

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Il palazzo di Monte Pietà sede della Fondazione Cariparo in piazza Duomo a Padova

Gilberto Muraro, infatti, nelle prossime settimane porterà avanti una serie di incontri personali con i venti consiglieri. Una fase di ascolto per valutare insieme l’identikit del futuro presidente e quale figura possa meglio rappresentarlo, tra quelle già emerse nel dibattito pubblico o anche al di fuori. L’obiettivo, come detto, è arrivare a fine marzo con un unico candidato ed evitare

I CANDIDATI IN CAMPO

Inutile dire che però le candidature in campo ci sono già. E sono ben quattro, emerse nelle scorse settimane dopo che è apparso chiaro a tutti che Muraro non avrebbe approfittato della possibile proroga concessa dall’Acri, l’associazione delle fondazioni.

In pole position c’è l’ex rettore del Bo Rosario Rizzuto, oggi capo dipartimento e alla guida di uno dei principali progetti del Pnrr nel campo dei vaccini mRna.

Lo tallona a stretto giro il “Nobel dell’acqua” Andrea Rinaldo, anch’egli docente del Bo (ma in pensione), uno dei più autorevoli studiosi al mondo nel campo dell’idrologia e della gestione delle risorse idriche e oggi anche presidente del comitato scientifico dell’Autorità per la salvaguardia della Laguna di Venezia.

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Cariparo, i quattro candidati alla successione di Gilberto Muraro, da sinistra in senso orario: Cesaro Dosi, Gilberto Muraro, Andrea Rinaldo e Giustina Destro

 

L’outsider può essere individuato nell’attuale vicepresidente dell’ente: Cesare Dosi, già preside di Economia sempre al Bo e oggi presidente del comitato scientifico del Centro universitario di Rovigo. Infine l’ex sindaca Giustina Destro, già parlamentare e dalla lunga esperienza politica: una candidatura sotterranea la sua, ma che punta a sovvertire i pronostici della vigilia. Pronostici per nulla scontati. 

I RETROSCENA

I meccanismi assomigliano a quelli del conclave: un voto secco, con una maggioranza qualificata dei due terzi dell'assemblea.

E chi entra Papa può benissimo uscire cardinale. È per questo che all'interno di Fondazione Cariparo sono iniziati i conciliaboli, gli schieramenti e le trattative per individuare il nuovo presidente per i prossimi quattro anni.

Un ruolo forte lo avrà però proprio il presidente uscente, Gilberto Muraro. Non potrà votare per il proprio successore, ma potrà certo indirizzare il dibattito verso un candidato forte, se non addirittura verso un unico candidato.

L'obiettivo, infatti, è evitare una spaccatura e arrivare a un convincimento comune attorno a una sola persona.

Le candidature si chiudono a fine marzo, quindi ci sono ancora poco meno di due mesi per trovare la quadra. Nella storia della Fondazione, infatti, è accaduto solo una volta che si presentassero due candidati: nel 2018, proprio con la prima elezione dell'ex rettore Muraro, che venne provocatoriamente sfidato da un altro universitario, Francesco Moschetti, candidato di bandiera sconfitto con una larga maggioranza.

ALLEANZE E VELENI

E sono proprio i veleni tra universitari il principale ostacolo nella corsa verso la presidenza per Rosario Rizzuto, il più accreditato tra i nomi in campo. In partenza può contare su un nucleo forte di sette-otto voti sicuri, praticamente quasi tutti quelli dei docenti del Bo presenti nel consiglio generale.

È inoltre l'unico tra i candidati ad aver già guidato un'organizzazione complessa: l'ateneo ha un bilancio che vale circa un miliardo di euro e oltre cinquemila dipendenti. È la più grande "azienda" della città.

Proprio per questo, i componenti più "laici" del consiglio generale potrebbero obiettare che la forza dell'ateneo all'interno dell'ente di piazza Duomo sia troppo preponderante. Rizzuto sarebbe infatti il secondo ex rettore consecutivo a diventare presidente, dopo Muraro.

C'è poi la questione territoriale. La componente di Rovigo è da sempre convinta di contare troppo poco all'interno della Fondazione e potrebbe quindi fare squadra attorno a Andrea Rinaldo, un nome di assoluto prestigio, con un curriculum di tutto rispetto e una forte attenzione ai temi ambientali, che rientrano tra i pilastri degli obiettivi filantropici dell'ente.

Ma il fronte dell'Oltre Adige viene facilmente spaccato dall'altro nome in campo, quello dell'attuale vicepresidente Cesare Dosi, padovanissimo ma anche presidente del comitato scientifico del Cur, il Centro universitario di Rovigo. Ancora l'ateneo, guardacaso.

Fuori dall'ambiente universitario c'è la candidatura di Giustina Destro, vero esempio di empowerment femminile , tanto da raccogliere le simpatie di più di una consigliera. Un vantaggio — ma forse anche uno svantaggio — sono i suoi rapporti forti con il gruppo Intesa Sanpaolo, di cui la Fondazione è azionista. 

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