Fondazione Cariparo, Muraro: «Il Bo non avrà troppo potere»
Il presidente uscente Gilberto Muraro: «È uno stallo senza precedenti. Ma l’università è l’asset più importante del territorio»

Manca sempre meno al voto a Palazzo Monte di Pietà, ma lo stallo sul rinnovo della presidenza della Fondazione Cariparo resta irrisolto. Dopo gli otto anni di mandato di Gilberto Muraro, l’ente si trova in una situazione inedita: tre candidati in campo e nessuno, al momento, in grado di assicurarsi la maggioranza qualificata richiesta. Servono infatti 14 preferenze su 20 consiglieri generali, chiamati a esprimersi il 30 aprile. «Non ci sono precedenti, ma affrontiamo la realtà per quello che è», conferma il presidente uscente, inizialmente restio a parlare con i cronisti a margine di una conferenza stampa a Palazzo Moroni.
«La consolazione», concede poi Muraro, «è che siamo di fronte a tre candidati eccellenti. Comunque vada a finire, si finisce bene». In corsa ci sono l’ex rettore Rosario Rizzuto, il cosiddetto “Nobel dell’acqua” Andrea Rinaldo e l’attuale vicepresidente Cesare Dosi. La scorsa settimana i tre professori hanno presentato i rispettivi programmi al consiglio generale, scegliendo però di non rilasciare dichiarazioni pubbliche prima del voto e mantenendo il confronto all’interno delle stanze del palazzo.
Alle critiche su un presunto eccesso di influenza del mondo accademico all’interno dell’ente di piazza Duomo, Muraro replica con decisione: «A mio modo di vedere non è così. Se penso alle più importanti fondazioni sono tutte guidate da docenti universitari. La Cariplo da un ex rettore del Politecnico di Milano, Compagnia San Paolo da un ex rettore del Politecnico di Torino, Cassa di risparmio di Torino da una professoressa ordinaria di Diritto privato».
La conclusione è netta: «Siamo in buona compagnia». Anzi, Muraro ribalta il punto di vista: «Credo che un docente universitario a fine carriera, come nel caso dei tre candidati, abbia accumulato un’esperienza significativa. Peraltro, quelle in campo sono figure di docenti illustri che non hanno mai rifiutato le sfide gestionali, quindi portano la sensibilità ma anche la capacità concreta di operare».
Di più. L’ex rettore ribadisce il ruolo strategico del Bo: «Non credo ci sia un pericolo di troppo potere. Mi sento di aggiungere, da ex docente, che l’asset più importante del territorio è l’università in tutti i risvolti: culturali, scientifici, di terza missione, di immagine nei confronti del mondo», ragiona ancora Muraro, aggiungendo: «È una realtà che abbiamo tutti interesse che sia eccellente, come finora è stato. Non dimentichiamocelo».
Intanto, il grande giorno si avvicina. Sul piano procedurale, il voto sarà palese: ogni consigliere potrà conoscere l’orientamento degli altri. Si procederà estraendo un candidato e votandolo con un giro di tavolo, ripetendo poi l’operazione per gli altri. Per essere eletti serve una maggioranza di due terzi, vale a dire 14 voti. Non è previsto che questo quorum si abbassi.
Un elemento potenzialmente decisivo è rappresentato dalle astensioni, che abbassano il quorum relativo al singolo candidato. Questo potrebbe favorire dinamiche di desistenza: un consigliere potrebbe sostenere il proprio candidato e poi astenersi su un altro, contribuendo indirettamente alla sua elezione. Non si esclude, quindi, che il confronto si prolunghi per più turni, ma nemmeno che i primi risultati possano accelerare una convergenza su un nome condiviso.
Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova








