Franco Birolo: «Porterò la mia solidarietà al ristoratore di Lodi»

"Tra qualche giorno mi farò sentire con Mario Cattaneo. Voglio esprimergli la mia solidarietà. Lo so bene che cosa sta passando..."
Franco Birolo
Franco Birolo

PADOVA. «Tra qualche giorno, appena le acque saranno un po’ calmate, mi farò sentire con Mario Cattaneo. Voglio esprimergli la mia solidarietà. Dirgli che gli sono vicino... Lo so bene che cosa sta passando in queste ore, giorni... Adesso vedo i miei familiari sollevati. E sono felice più per loro che per me».

Ecco i primi pensieri di Franco Birolo qualche minuto dopo la lettura della sentenza che lo assolve da ogni responsabilità penale per la morte del ladro Igor Ursu: il ristoratore lodigiano indagato per omicidio volontario dopo aver ucciso il ladro il 10 marzo scorso e i familiari. Fino a “ieri” Birolo era un uomo distrutto. Ora è sollevato. Dopo la condanna in primo grado, da parte sua solo silenzio: «Sono sempre stato con il punto di domanda... Ero in attesa con animo tranquillo perché so cosa ho fatto e come sono andate le cose. Oggi davanti ai giudici sono rimasto freddo, non volevo illudermi. Ero sereno in coscienza ma con il timore».

Come ha vissuto l’anno d’attesa tra il processo di primo grado e di appello? «Ero dispiaciuto, e lo sono tuttora, per quello che ha passato la mia famiglia, i miei genitori, mia moglie e mia figlia di 20 anni che ha voluto essere qui in udienza. La famiglia deve essere una famiglia e ci siamo uniti ancora di più». Parole di gratitudine per il difensore («è stato bravo l’avvocato Luigino Martellato») come per il sostituto procuratore generale Paolo Luca e per il pm (in primo grado) Benedetto Roberti («hanno svolto un lavoro egregio»). Un brutto ricordo da dimenticare? «La sentenza di assoluzione mi solleva ma non è finita, non si può dimenticare. È venuta a mancare una persona anche per una cosa non voluta, un incidente sul lavoro... Certo al posto del defunto potevo esserci io...». Di passare per un giustiziere o per un tabaccaio pistolero, nessuna voglia: «Se avessi voluto uccidere, ne avrei stesi tre o quattro. Invece ho solo cercato di salvare la pelle della mia famiglia e la mia».

Qualche giorno dopo la sentenza di primo grado il vescovo di Chioggia, monsignor Adriano Tessarollo, aveva commentato la condanna nell'editoriale del settimanale diocesano "Nuova Scintilla", prendendo le difese di Birolo. «Credo che il giudice... si sia messa molto nei panni del ladro e della sua famiglia, ma poco in quelli del tabaccaio e della sua famiglia» aveva scritto, contestando soprattutto l’entità del risarcimento (325 mila euro) a madre e sorella del ladro. «Non ha diritto uno di vivere in pace?... Quello che non era riuscito forse a rubare il ladro da vivo» aveva scritto, «glielo ha dato il giudice, completando il furto alla famiglia, un bel vitalizio ottenuto per i suoi familiari». L’Anm (Associazione nazionale magistrati) si era schierata in difesa del giudice, minacciata e messa sotto sorveglianza.

(cri.gen.)

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