FdI verso l’appuntamento provinciale tra i malumori. E spunta l’incubo Vannacci

Fecchio: «Non c’è ancora la data, ma spero sia unitario»

Rocco Currado
I Fratelli padovani mentre festeggiano l’elezione di Enoch Soranzo a coordinatore provinciale nel 2023
I Fratelli padovani mentre festeggiano l’elezione di Enoch Soranzo a coordinatore provinciale nel 2023

Altro che congresso della consacrazione del primo partito italiano. A Padova, l’appuntamento provinciale di FdI rischia di trasformarsi nell’ennesima resa dei conti interna.

La federazione arriva al congresso estivo attraversata da malumori, accuse reciproche, lotte di corrente e da una domanda di rinnovamento che mette sotto pressione l’attuale gruppo dirigente.

La data non è ancora stata fissata, ma l’appuntamento è previsto entro luglio.

«Stiamo chiudendo la fase del tesseramento, abbiamo ottenuto una proroga per il caricamento dei dati», spiega il commissario Mauro Fecchio, «il congresso si terrà comunque entro fine mese, che non è certamente il periodo ideale, ma è una scelta voluta a livello nazionale per evitare turbolenze in autunno, quando inizierà la campagna elettorale».

Una scelta che, però, non convince tutti. C’è chi legge la convocazione in piena estate come un’occasione mancata per favorire una partecipazione ampia.

Da Roma sarebbe arrivato anche l’invito a costruire un congresso il più possibile unitario. «È quello che auspichiamo», conferma Fecchio, «i problemi sono tanti e complessi e non abbiamo bisogno di ulteriori divisioni».

Ma è proprio il concetto di unità a dividere il partito. Una parte della base teme infatti che il richiamo all’unità possa tradursi in un modo per congelare il confronto politico.

Sul fronte delle candidature, ancora nulla di ufficiale. Ma circolano diversi nomi.

Quello dello stesso Fecchio che, interpellato sull’ipotesi, non si bilancia: «Sono concentrato sul mio ruolo di commissario, attendo di vedere quello che succede».

Oltre a lui si parla anche Gianfranco Vezzaro, vicino all’area di Sergio Berlato, che secondo varie ricostruzioni starebbe lavorando dietro le quinte.

A far discutere sono anche i numeri del congresso. Avranno diritto di voto i circa 1.200 tesserati del 2025 e i circa 700 iscritti del 2026, una platea che comprende anche rinnovi degli stessi militanti.

Numeri giudicati modesti rispetto al peso elettorale del partito. Se Fratelli d’Italia governa il Paese da quattro anni e continua a superare stabilmente il 30% dei consensi, spiegare una base congressuale così contenuta non è semplice.

Tra molti dirigenti si fa strada la convinzione che il partito abbia progressivamente perso contatto con il territorio.

Le tensioni riguardano anche l’organizzazione del congresso. A poche settimane dall’appuntamento, non tutte le tessere cartacee sono state caricate e verificate.

Non mancano le polemiche sulla gestione delle adesioni e sulla mancata partecipazione dei presidenti di circolo alle procedure di validazione.

Ma il nodo principale resta quello della classe dirigente. Secondo l’ala critica, FdI sarebbe «ostaggio di un gruppo dirigente appartenente a una stagione politica ormai conclusa e incapace di interpretare la trasformazione del partito da forza identitaria a partito di governo».

In questo quadro viene richiamata la sconfitta di Monselice, con responsabilità attribuite in particolare a Raffaele Zanon e Filippo Ascierto.

Anche nel capoluogo non mancano le contestazioni al coordinatore cittadino Gabriele Zanon, ritenuto dagli oppositori interni «incapace di costruire un’alternativa credibile all’amministrazione di centrosinistra».

Come se tutto ciò non bastasse, ecco l’incubo Vannacci. Già diversi esponenti hanno cambiato casacca: da Luciano Sandonà a Luana Levis, fino a Marcello Mezzasalma e Matteo Dalla Montà.

Diversa, almeno per ora, la posizione di Elena Cappellini: sarebbe orientata a rimanere.

 

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