Giancol, colle innovative per l'industria da 60 anni

Giovanni Tognon inizia a lavorare in “tentata vendita” appena ventenne. Nei primi anni 2000 entrano in azienda i suoi figli Nicola e Matteo. Lunedì 19 al Pedrocchi sarà tra le realtà premiate all’evento del Mattino

Arianna Salvatori
Il fondatore di Giancol Giovanni Tognon in mezzo ai figli Nicola e Matteo
Il fondatore di Giancol Giovanni Tognon in mezzo ai figli Nicola e Matteo

Come molte storie interessanti, quella di Giancol inizia da un incontro accidentale. Giovanni Tognon, classe 1942, un giovedì sera rientrando dal lago di Garda, dove lavorava come venditore di L’Oréal tre giorni alla settimana, incontra un ragazzo in un bar che gli propone di provare a vendere le sue colle. Giovanni accetta. Ai tempi era da poco tornato dalla Svizzera, dove si era trasferito a solo 18 anni in cerca di lavoro e dove aveva mosso i primi passi da venditore comprandosi una Fiat 600 con i suoi risparmi.

Con la vendita di colle inizia così un secondo lavoro, che con il tempo prende sempre più piede, tanto che dopo circa sette-otto mesi decide di dare le dimissioni da L’Oréal per concentrarsi solo sulla vendita di questo prodotto. Dopo due anni, però, Giovanni si accorge che il mercato stava cambiando: «Le falegnamerie si attrezzavano con prodotti che consentivano di lavorare in modo più rapido», spiega l’imprenditore. E così, al suo datore di lavoro dice: «Se non facciamo qualcosa di nuovo, do le dimissioni».

Lo scantinato sotto casa

Così è stato, Giovanni Tognon si mette in proprio: «Non ero formato in chimica, ho imparato facendo. Lavorando con i fornitori ho sempre fatto tesoro di quello che mi potevano insegnare», racconta. A fine anni Sessanta apre il suo primo stabilimento: lo scantinato sotto casa sua.

Con i motori ricavati dalle Lambrette realizza i primi miscelatori per colle viniliche. Ad aiutarlo in quegli anni c’è la moglie, che tiene la contabilità, e suo padre.

«Ricordo giorni di grande allegria e giorni di grande tristezza», rivela Giovanni. «Con il mio camioncino andavo in giro in tentata vendita, allo stesso tempo però mi servivano soldi per comprare le materie prime, insomma», sottolinea, «era un’eterna rincorsa».

Gli anni del boom

Negli anni Settanta le cose iniziano ad ingranare: «Con il primo prestito degli artigiani compro il terreno dove siamo adesso a Due Carrare», specifica, «che costava poco perché ai tempi aveva sopra le linee dell’alta tensione».

Giovanni ci costruisce il primo capannone e inizia a prendere qualche venditore. «In quegli anni l’Italia aveva la febbre della crescita», racconta. A inizio anni Ottanta viene inaugurato il primo impianto per la produzione di omopolimeri di base per colle viniliche, a seguire gli impianti per la produzione degli adesivi a base solvente per i mobili, gli imbottiti, le calzature e la pelletteria e l’impianto per la produzione delle colle bicomponenti per la posa dei parquet in legno.

A metà anni Ottanta nasce la gamma delle colle a base acqua, e nei primi anni Novanta l’impianto per la produzione delle colle a caldo.

Intanto l’imprenditore cerca di intercettare ingegneri da Milano, che si licenziavano dalle grandi multinazionali: il processo di innovazione è continuo, e servono rinforzi.

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L’ingresso dei figli

Nel 1995 si laurea il primogenito: Nicola, oggi amministratore delegato di Giancol. La moglie suggerisce a Giovanni di prenderselo in azienda. «Meglio che prima vada a farsi le ossa fuori», risponde il marito. Così è stato: Nicola entra nell’impresa del padre dopo cinque anni in giro per l’Europa. «C’è una cosa obbligatoria nella mia azienda», spiega Giovanni, «il rispetto. E lui devo dire è riuscito ad amalgamarsi subito».

Dopo altri cinque anni entra anche il secondogenito, Matteo. «Anche lui è arrivato dopo essersi fatto le ossa fuori», racconta il padre. L’ingresso della seconda generazione, nei primi anni Duemila, avviene in un momento in cui l’azienda è ormai consolidata e diversificata in più settori. Sono tanti, però, i traguardi che Giancol continua a raggiungere negli anni successivi. Nel 2007 vengono poste le basi per una nuova svolta tecnologica: avviene il primo importante e fondamentale revamping degli stabilimenti con l’automazione del processo di produzione delle colle base acqua, due nuovi impianti destinati alla gamma adesivi per il Tissue e una nuova linea di produzione delle colle a caldo.

Nel 2012 vengono acquistati dei terreni confinanti, e l’azienda si estende su un’area complessiva di 40 mila metri, la zona logistica viene separata da quella produttiva.

Nel 2015 viene inaugurato il nuovo impianto di polimerizzazione, e costruito un magazzino attrezzato per le materie prime. Infine, nel 2018, viene realizzato un innovativo laboratorio dedicato alla Ricerca e allo Sviluppo.

Continua innovazione

A guidare la ricerca sono in tre, un reparto centrale dell’azienda per un prodotto che richiede continui sviluppi. Le applicazioni delle colle Giancol, infatti, sono le più disparate: legno, packaging, scarpe, sacchetti. «Ma è sulla carta che noi siamo i più bravi d’Europa», afferma Giovanni, che solo qualche giorno fa era alla fiera della carta igienica a Lucca. «Sembra un prodotto semplice, ma in realtà per un articolo come quello, con veli sottilissimi, servono tecnologie molto avanzate», spiega l’imprenditore.

Anche il riciclo sta aprendo nuove frontiere nel campo della ricerca: «Man mano che la carta viene riciclata, infatti, diventa sempre più difficile incollarla».

Oggi Giancol ha una capacità produttiva annua di circa 50.000 tonnellate di colla, 60 dipendenti e circa 40 milioni di fatturato. Inoltre, non smette di investire: in questo momento è in costruzione un magazzino automatizzato e con i nuovi investimenti, la famiglia punta a raggiungere presto i 50 milioni di fatturato. «Non pensiamo a riposarci», racconta Giovanni Tognon, «potrei anche rallentare, ma è un verbo che non conosco».

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