Gianni Scarabello, sarto a Padova per 70 anni: «Un orrore la camicia a maniche corte»
L’intervista al re di forbici e stoffe, 82 anni di cui 70 spesi in una professione ormai rara: «Un tempo alla domenica il centro sembrava una sfilata»

Eleganti e raffinati, decisamente più di oggi, così ricorda i clienti Gianni Scarabello, 82 anni di cui 70 spesi in una professione che oggi è quanto mai rara, quella del sarto per uomo.
Signor Scarabello, una vita la sua passata davvero tra spilli, forbici e tessuti, chissà quante cose ha visto cambiare in quel di Padova.
«Ho iniziato a lavorare a 12 anni, ai miei tempi era così, a 23 tra piazza dei Signori e la chiesa di San Clemente, ho aperto il mio laboratorio e cominciato a vestire i signori padovani, che si facevano fare tra i quattro e i cinque vestiti all’anno. Bei tempi davvero, quando il buon gusto regnava sovrano e le camicie a mezza manica erano un orrore e nessuno si sognava di andare in giro con gli short».
La sua è un’attività che oggi non esiste quasi più, lei ancora si diletta, mentre i padovani, che sempre più difficilmente si fanno fare vestiti su misura, si rivolgono ai suoi “colleghi” cinesi per cerniere, orli e bottoni, cosa ne pensa?
«Non mescoliamo il sacro con il profano, in quei posti se chiedi di staccare una manica o un collo da un abito ti guardano storto, sono botteghe di aggiustatutto, non sartorie, chiariamolo subito. I padovani ci vanno per piccoli lavori di sartoria veloce, non certo per farsi fare un abito su misura, quello certamente no, anche perché sarebbe quasi impossibile trovare un professionista. Del resto oltre 70 anni fa quando mi sono lanciato nel settore, ero uno degli oltre 500 sarti del centro, solo in piazza dove avevo il mio atelier ce n’erano sei a farmi concorrenza, mica bruscolini e in generale tra Padova e provincia se ne potevano contare oltre mille; per non parlare dei dieci negozi di tessuti dentro le mura, ai quali ci si poteva rivolgere per trovare fodere e materiale utile. Capite che è cambiato tutto? Oggi è già tanto se di sarti per signori ce ne sono tre in tutta la città, peccato, perché è una professione bellissima e la città del Santo potrebbe offrire molto, c’è ancora chi all’eleganza ci tiene. Il problema è che nessuno negli anni ’80 e ’90 ha investito in questo settore, non sono state attivate scuole di formazione».
Un lavoro, il suo, sempre a contatto con il pubblico e capace di cogliere tendenze mode e una società in evoluzione. Come sono mutati i padovani a suo giudizio?
«Mi sembravano un tempo più felici, sotto il Salone era tutto un pullulare di gente che sapeva essere contenta e godersi la vita. Si chiacchierava tanto, ci si conosceva e socializzava molto più di adesso. A volte osservando le piazze e altri luoghi della città, mi pare di vedere solo gente di corsa che si affanna in uno shopping mordi e fuggi. C’era certamente molto di meno ai miei tempi, ma eravamo più soddisfatti, perché esisteva un senso di comunità che onestamente oggi si è perso. Peccato, perché penso che fare quattro chiacchiere, parlare anche a chi non si conosce faccia davvero bene a chiunque e permetta di sentirsi meglio e vivere più a lungo».
Insomma signor Scarabello, pare, scusi la battuta, che sia proprio il caso di dire che la gente attacchi “bottone” molto di meno. Però i padovani allo spritz non rinunciano e lì, sembra che la socializzazione ci sia.
«Sì, vedo anch’io che questo rito è rimasto, ma sono soprattutto i giovani, una volta all’ombra del Salone si ritrovava per l’aperitivo la società del posto, medici, avvocati, notai e industriali, facevano degli autentici simposi, c’erano dibattito e dialogo utili a capire come la città potesse evolvere. Oggi vedo solo cellulari in mano e tanta confusione. Gente che guarda uno schermo zitta e non guarda in faccia chi ha davanti».
A sentirla parlare pare che Padova si sia “abbrutita” e “svuotata”, ma com’era ai suoi tempi?
«Non voglio dire che fosse New York, per carità, ma arrivavano persone da Verona, Vicenza e da tutte le province del Veneto. I foresti giungevano perché c’erano tante vetrine eterogenee, negozi di ogni genere e la possibilità di vedere mode nuove, ora i punti vendita sono uguali ovunque. Un tempo sabato e domenica pareva di essere a una sfilata di moda, erano tutti molto più eleganti, l’uso di braghe corte o andare in giro in canottiera sarebbero stati visti come un peccato mortale. Adesso non solo tutto questo è sdoganato, ma è già tanto se hanno dei vestiti decorosi, alcuni passeggiano quasi fossero in spiaggia e non va bene. La libertà espressiva è sempre un bene, ma magari una sbirciatina allo specchio prima di uscire non guasterebbe a nessuno».
E mentre il maestro Scarabello ancora con ago, filo e forbici si diletta, qualcuno tiene alta la confezione sartoriale sotto i portici del Palazzo delle Debite: Tambara dal 1897 è stato prima un punto di riferimento per chi voleva acquistare tessuti, poi con il tempo per il pronto moda maschile di qualità.
La gestione nel 1983 è passata alla famiglia Pugliese, papà Matteo e successivamente in negozio sono arrivati i figli Massimiliano e Chiara.
L’attività porta avanti, nonostante il cambiamento epocale del settore, uno stile un po’ british che ai padovani piace molto.
Signor Matteo, lei è qui da decenni, cosa ha potuto percepire di diverso in questi anni?
«È sotto gli occhi di tutti come la società sia cambiata, basta fare una passeggiata per capire che non ci siano modelli a cui fare riferimento, ognuno esprime sé stesso ed è giusto così. Noi però abbiamo ancora tanti padovani che desiderano essere eleganti per lavoro, occasioni speciali; per fortuna, l’esigenza di uno stile ricercato è ancora saldamente radicato».
Un’attività come la vostra decisamente storica è sicuramente un’attrazione anche per i turisti, lei Massimiliano ha visto aumentare i visitatori stranieri?
«Sì, ma il turismo al momento è ancora per così dire basso spendente, piuttosto abbiamo perso, come tanti colleghi qui in città i russi per via della guerra: non se ne vedono proprio, mentre dal bacino termale per fortuna, tedeschi, austriaci e altri stranieri vengono sempre a trovarci, anche se non ci sono collegamenti comodi per la città, su questo si potrebbe ragionare meglio. Un uomo che desidera un aspetto ricercato sa che il fast fashion non è una panacea, le persone che comunque vogliono sentirsi belle ed eleganti sanno che da noi si possono trovare capi ricercati, destrutturati ed eleganti. Sembra assurdo ma con i lavori per la realizzazione del tram i famosi “signori” padovani sono andati meno in giro e questo a noi ha giovato dal punto di vista del numero dei clienti: a differenza di molte altre realtà, il disagio per noi è stato un plus».
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