Giochi Preziosi spegne le luci a Padova, serrande giù tra una settimana

Il negozio in via Cavour aveva aperto alla fine di ottobre 2022, ultimi giorni con gli sconti. Mistero sui motivi della decisione: le difficoltà finanziarie accusate dal gruppo o lo sfratto esecutivo inviato dal proprietario dei muri

Felice Paduano
La vetrina di Giochi Preziosi
La vetrina di Giochi Preziosi

Il negozio dei regali per i più piccoli “Giochi Preziosi”, in via Cavour, dove una volta c’erano le vetrine della Rinascente, con tutta probabilità chiuderà alla fine di questa settimana. «La svendita durerà fino a domenica» racconta la direttrice. L’attività era stata aperta meno di tre anni e mezzo fa, alla fine di ottobre 2022. Gli sconti del 50% su tutti gli articoli, in atto da circa una settimana, stanno trovando un buon consenso da parte dei consumatori e delle famiglie. La chiusura è data per certa dai dipendenti, ma, al momento, non si sa ancora se le serrande si abbasseranno per sempre per le difficoltà finanziarie accusate dal gruppo, oppure a causa dello sfratto esecutivo che gli avrebbe inviato il proprietario dei muri.

“Giochi Preziosi” è guidato dall’ex presidente del Genoa Enrico Preziosi, nato ad Avellino, ma milanese d’adozione, con sede centrale a Cogliate (Monza–Brianza). La società proprietaria dell’immobile fa invece capo all’imprenditore Guglielmo Tabacchi, che avanzerebbe dal Gruppo Preziosi varie mensilità arretrate.

La nuova chiusura di un’attività commerciale in un punto così centrale della città pone degli interrogativi in tutto il settore. «La chiusura di un brand così qualificato e così importante a livello nazionale rappresenta un campanello d’allarme che desta pesanti preoccupazioni – è la riflessione di Patrizio Bertin, presidente provinciale di Confcommercio –. Al di là delle difficoltà finanziarie del Gruppo Preziosi, la chiusura del negozio a fianco del Caffè Cavour testimonia i problemi che devono affrontare giorno dopo giorno le aziende con dipendenti anche e specialmente a causa dei cari affitti che, in genere, ci sono in tutte le zone centrali delle città. Una situazione che sta andando avanti ormai da tanti anni e che può essere affrontata in modo adeguato con nuove politiche generali in collaborazione con le amministrazioni comunali, con tutte le associazioni di categoria e, perché no, anche con gli istituti di credito». 

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