Terme, hotel chiusi in estate: si ferma un albergo su tre

Nel bacino termale euganeo circa un terzo degli hotel si ferma tra luglio e Ferragosto per lavori e preparazione alla stagione autunnale. Operative 60-65 strutture tutto l’anno

Federico Franchin
Hotel ad Abano e Montegrotto, il 30% chiude in estate per manutenzioni e rilancio
Hotel ad Abano e Montegrotto, il 30% chiude in estate per manutenzioni e rilancio

Sono circa novanta gli hotel del bacino termale euganeo tra Abano e Montegrotto Terme. Di questi, all’incirca il 30% sceglie ogni anno di fermarsi per alcune settimane durante l’estate, generalmente tra luglio e il periodo che precede Ferragosto.

Una pausa programmata che non rappresenta un segnale di difficoltà, ma una scelta organizzativa per effettuare lavori di manutenzione e prepararsi alla ripartenza della stagione autunnale, tradizionalmente una delle più importanti per il turismo termale.

Lo stop

A fare il punto è Marco Gottardo, direttore di Federalberghi, che spiega come la maggior parte delle strutture continui comunque a lavorare anche nei mesi più caldi. «Sono circa il 30% gli hotel che fanno una pausa estiva tra Abano e Montegrotto. Non tutti chiudono per periodi lunghi, in genere lo stop è di qualche settimana a luglio per poi affrontare la seconda parte della stagione». Restano quindi operative circa 60-65 strutture, che negli ultimi anni hanno investito per rendere il prodotto turistico sempre più attrattivo anche in estate. Piscine all’aperto, ampi parchi, aree relax, spazi dedicati al benessere e servizi pensati per chi cerca una vacanza rigenerante anche con temperature elevate, hanno consentito a molti alberghi di destagionalizzare ulteriormente la propria offerta. «Altri alberghi hanno lavorato molto anche su un prodotto estivo con spazi acqua più improntati e spiaggia e giardino estivi per mantenere un’attrattività elevata anche nel periodo estivo di maggior caldo», sottolinea Gottardo.

Settimane di pausa

Il direttore di Federalberghi evidenzia come oggi la sfida sia quella di lavorare il più possibile durante tutto l’anno. «È importante lavorare undici o dodici mesi per avere flussi finanziari sufficienti a equilibrare il flusso di cassa aziendale, per poter meglio fidelizzare gli ospiti con un’offerta 365 giorni l’anno e per poter garantire contratti stabili alla forza lavoro».

Nessuna relazione, invece, tra le chiusure estive e le elevate temperature registrate nelle ultime settimane. «Non ci sono chiusure anticipate dovute al caldo», precisa Gottardo, smentendo l’ipotesi che l’ondata di calore abbia modificato i programmi delle strutture ricettive. Le settimane di pausa vengono sfruttate soprattutto per eseguire manutenzioni ordinarie e straordinarie. Interventi che comportano investimenti importanti.

«Dipende dalla dimensione dell’albergo, ma la maggior parte almeno 100 mila euro di manutenzioni all’anno le fa. Poi, se parliamo di strutture come Tritone o Mioni, gli investimenti arrivano a milioni».

Dalle camere agli impianti tecnologici, dalle piscine alle aree benessere, fino agli spazi comuni e ai giardini, gli interventi sono continui e rappresentano una delle voci di spesa più rilevanti per mantenere elevati gli standard richiesti da una clientela sempre più esigente e internazionale.

 

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