Hub Alì, il comitato Granze non si arrende: ricorso al Consiglio di Stato
Dopo la bocciatura del Tar, i residenti rilanciano la battaglia contro il progetto logistico. Appello per raccogliere fondi: «Servono risorse per le spese legali»

Hub logistico di Alì a Granze di Camin a Padova, il comitato non accetta la bocciatura del Tar e decide di ricorrere al Consiglio di Stato: «La nostra battaglia proseguirà». Lo ha comunicato il portavoce Diego Tono: «Informiamo, soprattutto i nostri compaesani e coloro che ci hanno sempre dato forza e sostegno in questa battaglia, che comitato e ricorrenti hanno dato mandato ai propri avvocati di depositare ricorso al Consiglio di Stato con richiesta di sospensiva.
Nei prossimi giorni e mesi organizzeremo dei momenti di approfondimento sul progetto, sulle possibili ripercussioni per il paese e per massima trasparenza anche per spiegare come siano state impegnate le donazioni sino a ora ricevute e quali siano gli oneri a cui si va incontro in questa nuova fase».
Un appello anche per raccogliere fondi a sostegno delle ingenti spese legali. Si scrive quindi un nuovo capitolo sulla querelle attorno al progetto di ampliamento di via Svezia su circa 15 ettari ai margini della zona industriale, pensato per concentrare logistica e e-commerce della catena.
L’iter politico è culminato il 27 maggio 2024, quando il consiglio comunale ha approvato una variante urbanistica segnata da divisioni nella maggioranza e dalle proteste di residenti e ambientalisti contrari al consumo di suolo. Sul piano giudiziario, il comitato Granze ha impugnato gli atti: nell’ottobre dello scorso anno il Tar respinge, ma a novembre il Consiglio di Stato accoglie la sospensiva e blocca in parte i lavori.
La vertenza nelle aule della giustizia amministrativa prosegue: il mese scorso il Tar dichiara inammissibile il ricorso, senza entrare nel merito, riaprendo di fatto la strada al cantiere. Il tribunale fa notare che il comitato non ha legittimazione ad agire «perché il quartiere Granze di Camin dista circa due chilometri dall’area oggetto dell’intervento proposto da Alì».
Altro punto centrale riguarda l’assenza di una dimostrazione concreta del danno: le preoccupazioni espresse dai ricorrenti – aumento del traffico, perdita di aree verdi, impatto sul valore degli immobili – vengono considerate non supportate da elementi sufficienti. Ora la palla passa al Consiglio di Stato.
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