I dubbi di Lorenza Tindaci: «Quelle foto scomparse perché sono scomode»

Padova. La famiglia di Mattia aspetta la riapertura dell’inchiesta. Il professor De Leo (padre dei fratelli morti): «Voglio la verità»
SAN VITO ALTIVOLE INCIDENTE MORTALE FOTOCRONACA san vito altivole incidente mortale
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PADOVA. «L’idea è che quelle foto ci siano ancora secondo me. E che non siano uscite, fino adesso, perché probabilmente sono scomode. Sono sempre stata convinta che Mattia non fosse alla guida. La conferma certa me l’ha data il test del Dna». 

Sparite le foto dello schianto, si riapre il caso sulla morte di Tindaci e dei fratelli De Leo

Il sospetto

Ecco le parole pronunciate davanti al microfono del Tg Tre Veneto da Lorenza Tindaci, la mamma di Mattia, il 18enne che, pur con il foglio rosa, sarebbe stato al volante della Ford Fiesta finita contro un platano la sera del 5 aprile 2005 nel Trevigiano, lungo il rettilineo di via Montegrappa a Riese Pio X. Una strage. Ora il tribunale di Treviso dovrà pronunciarsi sulla riapertura dell’indagine in seguito all’opposizione della famiglia Tindaci. Oltre a Mattia, figlio dei titolari del negozio di via Dante, morirono i fratelli Nicola e Vittorio De Leo (18 e 17 anni figli del noto psichiatra Diego De Leo); si salvarono gli amici Alessandro Faltinelli, 17 anni (famiglia di farmacisti), e Francesca Volpe, 21 anni (figlia di un giudice che lavora nel tribunale di Venezia e di un ortopedico).

Il Dna e le foto

I genitori di Mattia non credono alla versione ufficiale. Nell’intervista la mamma fa riferimento all’esame delle tracce di sangue rinvenute sulla cintura di sicurezza e sul sedile del conducente ordinato dall’allora pm trevigiano Valmassoi alla professoressa Luciana Caenazzo, dell’Istituto di medicina legale di Padova. Il risultato?Avrebbe escluso, in base alla comparazione con i Dna dei Tindaci (genitori), «che le due tracce biologiche possano appartenere a Mattia», diversamente da quanto disse Francesca Volpe, proprietaria dell’auto. Secondo un consulente (ma di parte) «è altamente probabile che il guidatore e uno dei ragazzi seduti nel sedile posteriore siano fratelli». Poi c’è la storia delle foto scattate al conducente della Ford. Sparite, tanto quelle digitalizzate quanto il cartaceo inserito nel fascicolo. Il papà di Mattia ha registrato la telefonata con l’agente della Polstrada che aveva seguito il caso trasmessa da RaiTre: «Io mi ricordavo che erano stampate...».

La controparte

Due famiglie contro. Se non c’era Mattia, al volante avrebbe potuto essere uno dei fratelli De Leo, fanno capire i Tindaci.

Il professor Diego De Leo replica al TgTreVeneto: «Avremmo avuto assolutamente interesse anche noi che queste foto saltassero fuori perché avrebbero evitato tanti anni di sofferenze inutili, di storie di varia natura che periodicamente saltano fuori, magari in prossimità delle vicende processuali». —
 

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