I novemila fedeli di padre Gheorghe

La vecchia chiesa di San Gregorio di Camin ospita oggi la comunità rumena ortodossa. Una parrocchia di 9 mila fedeli solo della città di Padova e della prima cintura urbana. Infatti gli ortodossi della Provincia sono 20 mila e le parrocchie distribuite nel territorio sono tre. Quella di Camin, dei Santi Pietro e Paolo, è la prima in città. Esiste anche un’altra chiesa all’Arcella, sempre sotto il Patriarcato della Romania (perché ci sono anche gli ortodossi, per lo più moldavi, del Patriarcato di Mosca). La prima esperienza ortodossa risale agli anni Novanta, ospiti del collegio don Mazza. Poi il trasloco e l’istituzionalizzazione (grazie alla Curia vescovile) a Brusegana. Infine, nel 2007, l’arrivo a Camin. Confinano pacificamente con gli alpini e con una comunità che si prende cura degli ex tossicodipendenti. Il parroco è padre Gheorghe Verzea, già tra i promotori della piccola famiglia ortodossa al Mazza. «Nel 1996 in chiesa eravamo 10 – 15 persone», racconta, «la prima grande ondata di fedeli rumeni è arrivata nel 2000, quando non è stato più necessario il visto, ma bastava il permesso di soggiorno per entrare in Italia. Infine la terza ondata, quella maggiore, a partire dal 2007, quando la Romania è entrata nella Comunità europea». La comunità è composta soprattutto da famiglie giovani che qui stanno costruendo il loro futuro e da badanti, quasi esclusivamente donne sole. Inoltre cresce velocemente il numero dei bambini nati in città. «In media celebriamo 200 battesimi l’anno», rivela padre Gheorghe, «e una quarantina di matrimoni. Pochissimi funerali». La religione ortodossa è religione cristiana, tuttavia le differenze con quella cattolica sono importanti: «noi abbiamo un’organizzazione verticistica, i cattolici piramidale», spiega il religioso, «ma soprattuto la differenza più nota è che noi sacerdoti possiamo sposarci». Camin, con un grande spazio per le auto e una posizione appartata, è «perfetta», assicura padre Verzea, «abbiamo ottimi rapporti con il quartiere. Sono fiducioso che supereremo pure l’erronea diffidenza scatenata dalla confusione tra “rom” e “romeno”, due etnie completamente diverse. (e.sci.)
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