Il micologo: «Anche cotto con quelli buoni il “clitocybe nebularis” è sempre tossico»

Il Clitocybe nebularis è un fungo tossico, simile alle “sbrise”. «La sua altezza varia dai sei ai 25 centimetri», spiega Mauro Brusolin, tecnico della prevenzione dell'Usl 15. «È carnoso ma cedevole,...

Il Clitocybe nebularis è un fungo tossico, simile alle “sbrise”. «La sua altezza varia dai sei ai 25 centimetri», spiega Mauro Brusolin, tecnico della prevenzione dell'Usl 15. «È carnoso ma cedevole, prima convesso e leggermente tozzo, poi aperto. Il colore varia dal bianco al grigio cenere, più scuro al centro, prima ricoperto da una pruina finissima, poi glabro e lucente; la cuticola è sottile, facilmente asportabile. Le lamelle sono fitte, basse decorrenti lungo il gambo, facilmente separabili dal cappello, dapprima bianche poi crema. È dotato di un gambo robusto, ingrossato al piede, elastico, pieno da giovane, poi cavo, bianco-grigiastro, striato-fibrilloso. La carne, invece, si presenta bianca, compatta, ma presto molle, un po' fibrosa; l'odore è forte e il sapore acre. Le spore sono ellittiche, di color giallo pallido-crema».

La commestibilità: «Si trova in gruppi di numerosi esemplari nei boschi, specialmente di conifere. Ma non è commestibile: questa specie, pur tradizionalmente utilizzata in molte zone d'Italia, ha causato numerose intossicazioni in seguito al consumo del fungo poco cotto. Può essere confuso con l’Entoloma lividum, altro motivo per sconsigliarne la raccolta», conclude l'esperto dell’unità sanitaria di Cittadella. (s.b.)

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