Il pm ordina nuovi accertamenti sui lavori mancati

Spesi 120 milioni di euro: sono davvero serviti per realizzare interventi strutturali e mettere in sicurezza il territorio?
Di Cristina Genesin

Messa in sicurezza degli argini: la procura dà una brusca accelerata all’inchiesta dopo l’emergenza dei giorni scorsi che ha fatto ripiombare nel terrore la popolazione, costretta a vivere con l’incubo esondazione. Nuovi accertamenti sono stati ordinati ai carabinieri dal pubblico ministero padovano Federica Baccaglini, che coordina l’indagine. Ma nel mirino degli investigatori non sono soltanto i lavori realizzati lungo gli argini che non hanno tenuto o che, comunque, risultano a rischio: l’attenzione si è concentrata sugli interventi mancati, quelle opere strutturali che dovrebbero evitare momenti di panico a ogni “piena” nelle aree non lontane da fiumi e canali. Opere che si qualificavano come indispensabili all’indomani del novembre 2010 quando una parte del Veneto, tra le province di Vicenza e Padova, fu sommersa dall’acqua. E, invece, sembra che due anni siano trascorsi inutilmente (o quasi) perché l’acqua continua a far paura e a minacciare il territorio. E allora, come sono stati spesi i 120 milioni di euro destinati a superare la stagione della cosiddetta emergenza? E come sono stati realizzati i lavori lungo l’asse del Muson dei Sassi nell’Alta Padovana, a sud lungo il percorso del Bacchiglione (nell’area tra Bovolenta e Casalserugo) e a Padova nella zona del Bassanello?

Intanto si sta muovendo il Comitato alluvione Veneto, sorto all’indomani della “piena” avvenuta nella notte tra l’1 e il 2 novembre 2010. Ora che la situazione è tornata sotto controllo e il Bacchiglione si guarda con senso di scampato pericolo, si sta attivando per raccogliere nuovi documenti da trasmettere in procura. Quella procura dove aveva già depositato un dettagliato esposto che ha fatto scattare l’indagine in corso. Alcune carte sono già sul tavolo del pm Baccaglini, come la lettera firmata dagli abitanti di via Bacchiglione Destro, a Casalserugo, trasmessa alle autorità competenti per informare che i murazzi di contenimento degli argini stavano collassando. Era il 2010: un mese più tardi, a novembre, le acque del fiume li avrebbero divorati.

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova