Il sindaco: «Un esempio di vita sbagliata»

“Ciampo” era un buon vicino di casa e il parroco pensava che avesse cambiato strada

CAMPOLONGO MAGGIORE. Tanto stupore nella frazione di Santa Maria Assunta a Campolongo Maggiore, ieri mattina, alla notizia della morte del bandito Massimo Trovò, che era molto conosciuto in paese ed era soprannominato da tutti “Ciampo”. Con la famiglia lo specialista dell’esplosivo e dell’acetilene viveva proprio nella frazione di Campolongo. In via Lova i residenti lo ricordano come una persona taciturna, ma gentile, sempre riservato e mai sgarbato. Anche dal parroco della chiesa di Santa Assunta arrivano parole di affetto per la famiglia a causa della scomparsa di Massimo Trovò: «Lo avevo visto recentemente», dice don Giovanni, «in occasione della morte della zia e mi aveva dato l’impressione che avesse cambiato vita. Faceva diversi lavori in paese come spazzacamino, stradino. Poi spariva per alcuni giorni. Ho appreso dai giornali che era caduto purtroppo nella vecchia tentazione della delinquenza. Speravo sinceramente fosse riuscito a cambiare vita. Conosco la moglie e i figli e sono persone bravissime». Arrivano invece condanne per la condotta di Massimo Trovò da parte di Oriana Boldrin, ideatrice del Concorso letterario per la legalità Cristina Pavesi, e da parte del sindaco di Campolongo Alessandro Campalto. «Trovò con la sua condotta ha dimostrato», spiega Oriana Boldrin, «che il virus della malavita fa fatica ad essere estirpato a Campolongo Maggiore. Per questo motivo è importante che si moltiplichino le iniziative come quelle del concorso letterario Cristina Pavesi e del Comune, che fanno della cultura della legalità un faro da seguire. È importante che questi personaggi legati alla vecchia cultura del crimine dell’ex mala del Brenta non trasmettano questa mala pianta alle generazioni più giovani». Durissimo il sindaco Alessandro Campalto: «Quello che è successo a Trovò», dice, «è un esempio di vita sbagliata. Spero che siano sempre meno i cittadini del mio Comune che si sentano attratti da modelli criminali, che hanno portato solo dolore e morte. Un rischio che purtroppo esiste, visto il grave periodo di crisi che stiamo vivendo».

Alessandro Abbadir

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