Il Tribunale: Punta Canna non è fascista

CHIOGGIA. La pietra tombale sulla definizione di “spiaggia fascista” per Punta Canna, almeno dal punto di vista giudiziario, è il decreto di archiviazione firmato dalla giudice per le indagini preliminari Roberta Marchiori. Nessuna apologia del fascismo, dunque, nei comportanti di Gianni Scarpa, l’ormai ex gestore dello stabilimento balneare diventato famoso quest’estate dopo il reportage di Repubblica, che era stato iscritto sul registro degli indagati con l’ipotesi di reato di aver violato la legge Scelba del 1952. Secondo la gip non c’è alcun elemento che possa configurare l’apologia del fascismo e manca anche l’elemento soggettivo nei comportamenti di Scarpa finiti sotto la lente della magistratura.
La giudice ha accolto la linea già tracciata dal procuratore capo Bruno Cherchi e dalla pubblico ministero Francesca Crupi che a inizio ottobre avevano presentato richiesta di archiviazione per la posizione di Scarpa. Al termine delle indagini coordinate dalla Procura veneziana e delegate alla Digos, i magistrati avevano concluso che le espressioni urlate da Scarpa e i messaggi sui cartelli - tra i più “coloriti” ci sono «Riservato ai clienti, altrimenti manganello sui denti», «Zona antidemocratica e a regime. Non rompete i c...», «Difendere la proprietà sparando a vista ad altezza d’uomo», «La democrazia mi fa schifo. Sono totalmente antidemocratico e sono per il regime. Ma non potendolo esercitare fuori da casa mia, lo esercito a casa mia», a cui si aggiungevano varie citazioni di Mussolini - pur dai toni decisamente forti, rientravano nel diritto di manifestazione del pensiero sancito dalla Costituzione.
Perché ci sia il reato, secondo la Procura, è necessario che siano messe in atto attività di proselitismo e pericolo per lo Stato e l’istituzione democratica. Cosa che, a Punta Canna, non è stata accertata. Lo stesso procuratore capo Cherchi, nel motivare la richiesta di archiviazione, aveva chiarito come la decisione fosse stata presa in conformità alle interpretazioni della legge Scelba date sia dalla Corte Costituzionale che dalla Corte di Cassazione.
Ed è così che il caso dell’estate, che aveva animato la politica - a Sottomarina era arrivato pure il leghista Matteo Salvini - e l’opinione pubblica, con prese di posizione anche del vescovo di Chioggia, monsignor Adriano Tessarollo - ora va in archivio. L’unico effetto visibile del polverone di quest’estate attorno a Playa Punta Canna è che i cartelli di chiara matrice fascista sono stati fatti rimuovere da subito con un provvedimento del prefetto. I clienti, invece, nonostante polemiche, inchieste e riflettori puntati da tutta Italia, sono rimasti: per tutta la stagione, i lettini e gli ombrelloni hanno fatto registrare il tutto esaurito. Chissà cosa succederà l’anno prossimo, visto che Gianni Scarpa non lavorerà più a Punta Canna.
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