Sottomarina, in spiaggia a Punta Canna non c'è stata apologia di fascismo

La Procura archivia l'indagine a carico di Gianni Scarpa: con i suoi discorsi inneggianti al Duce e i cartelli "sparo ad altezza uomo" non ha compiuto un reato
Uno dei cartelli fatti rimuovere dalla Prefettura alla spiaggia di Punta Canna
Uno dei cartelli fatti rimuovere dalla Prefettura alla spiaggia di Punta Canna

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VENEZIA. Nonostante gli slogan fascisti urlati ai bagnanti dagli altoparlanti e i cartelli disseminati in spiaggia che inneggiavano al regime di Mussolini, per la Procura della Repubblica di Venezia non si può parlare di Playa Punta Canna, a Sottomarina, come spiaggia fascista.

Uno dei cartelli fatti rimuovere dalla Prefettura alla spiaggia di Punta Canna
Uno dei cartelli fatti rimuovere dalla Prefettura alla spiaggia di Punta Canna

Al termine delle indagini, infatti, il procuratore capo Bruno Cherchi e la sostituto procuratore Francesca Crupi hanno presentato la richiesta di archiviazione per Gianni Scarpa, il "colorito" gestore dello stabilimento balneare che quest'estate era finito al centro delle polemiche.

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L'ipotesi di reato a carico di Scarpa era di apologia del fascismo, in violazione della legge Scelba. Ma la Procura, al termine degli approfondimenti d'indagini effettuati dalla Digos lagunare, ha chiarito che i pensieri del gestore di Punta Canna non possono essere configurati come apologia del fascismo.

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Perché ci sia il reato, infatti, è necessario che siano messe in atto attività di proselitismo e di pericolo per lo Stato e l'istituzione democratica. Cosa che, sulla spiaggia di Sottomarina, non è stata accertata. Ora sulla richiesta di archiviazione della Procura dovrà esprimersi il gip.

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