Incinta, cade in casa e muore il mese dopo: salvato il piccolo

SAN GIORGIO DELLE PERTICHE. Incinta di otto mesi cade dalle scale e dopo un mese muore. I medici dell’ospedale di Camposampiero, con un drammatico intervento, riescono a salvare il bambino. Il neonato, messo in incubatrice e ricoverato in Rianimazione a Camposampiero, sta lottando per la vita.
I colleghi della donna, operaia alla Filippi forni di Arsego, stanno facendo una colletta per aiutare il marito, che deve provvedere anche al primogenito di cinque anni.
La donna morta si chiamava Rokhaya Seck, detta Rocky, aveva 46 anni e abitava a Loreggia in via Verdi. La colletta servirà al marito anche per rimpatriare la salma in Senegal, paese d’origine della coppia.
Il dramma si è consumato domenica scorsa, quando la donna ha avuto un’emorragia. Non è escluso possa avere inciso l’infortunio domestico subìto in precedenza. Un mese fa Rokhaya era ruzzolata giù dalle scale di casa ed era stata portata all’ospedale di Camposampiero. Era rimasta ricoverata per tre giorni e poi dimessa. La gravidanza sembrava procedere senza ulteriori problemi.
Ma sabato sera la donna, giunta ormai all’ottavo mese di gravidanza, si è sentita male. Stavolta, in casa, c’era il marito, che ha chiamato il 118. «Rokhaya è stata trasportata a sirene spiegate al Pietro Cosma», racconta un collega, «e scendendo dal mezzo di soccorso si è rivolta al marito. “Non ce la faccio più”, gli ha detto, “prenditi cura del nostro bambino”. Mezz’ora dopo è morta».
Rokhaya era giunta al Pronto soccorso in condizioni gravi, aveva in atto un episodio emorragico preoccupante. È stata messa sotto flebo, sembrava riprendersi. Invece il quadro clinico è improvvisamente peggiorato tanto che è stata portata in sala operatoria. Lei non ce l’ha fatta, i medici hanno tentato di tutto per salvare suo figlio. Il piccolo è miracolosamente sopravvissuto ed è stato messo in incubatrice.
La notizia della morte della sfortunata operaia è giunta lunedì al presidio dei lavoratori della Filippi davanti all’azienda. Gli operai, pur in lotta per il posto di lavoro messo a rischio dall’ipotizzata chiusura dello stabilimento, si sono generosamente attivati con una raccolta di denaro per aiutare il marito e i figli della loro collega e per il rimpatrio della salma.
«È desiderio della comunità senegalese che il funerale avvenga nel loro Paese» spiegano i colleghi della Filippi. Non si sa ancora quando potrà avvenire il trasporto. La salma sarà sottoposta ad autopsia per chiarire le cause della morte. Si ipotizza la rottura di un’arteria, più che un decesso legato al precedente fatto traumatico. Anche perché l’intervallo intercorso tra l’infortunio domestico capitato alla donna e l’emorragia che l’ha colpita è abbastanza lungo. Ma solo l’esame autoptico potrà escludere il nesso causale.
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