Inquinanti nel Brenta, preoccupano le tracce fecali

I dati dell’analisi di Legambiente: record negativo a Fontaniva. C’è il problema dei Pfas nel Piovego

Picchi di batteri fecali e lo spettro dei Pfas. Non è un quadro totalmente rassicurante quello dipinto per il tratto padovano del Brenta dai nuovi dati della campagna itinerante “Operazione fiumi 2026”, presentati a Fontaniva dal circolo Legambiente dell’Alta Padovana in occasione della Giornata ecologica della biodiversità. Le analisi hanno fotografato lo stato di salute del fiume Brenta lungo sette punti strategici dislocati tra le province di Vicenza, Padova e Venezia, accendendo i riflettori in modo particolare sulle criticità riscontrate nel territorio euganeo.

La contaminazione fecale

Il dato più allarmante emerso dai monitoraggi riguarda la presenza del batterio Escherichia coli, il principale marker microbiologico per attestare la contaminazione fecale dovuta a una insufficiente o inadeguata depurazione degli scarichi civili. Nonostante nessun corso d'acqua in Veneto sia attualmente balneabile per decreto regionale, Legambiente ritiene fondamentale adottare il valore di 1.000 MPN/100ml come un obiettivo di qualità imprescindibile a cui tendere. Tale parametro è infatti il requisito individuato dal Decreto Legislativo n. 116/2008 (che recepisce la Direttiva europea 2006/7/CE) per definire la sicurezza sanitaria delle acque, oltre a essere la soglia definita dalla stessa Regione Veneto per consentire l’uso irriguo in agricoltura senza restrizioni. Nel Padovano, la stazione di Fontaniva ha registrato un picco preoccupante di ben 2.187 MPN/100ml, il valore più alto dell'intero monitoraggio regionale, un exploit negativo probabilmente influenzato dalle forti piogge avvenute nei giorni immediatamente precedenti al campionamento. Valori nettamente entro i limiti di sicurezza sono stati invece rilevati a Piazzola sul Brenta e a Cadoneghe (entrambi fermi a 134 MPN/100ml) e a Piove di Sacco (63 MPN/100ml), a dimostrazione di una situazione locale fortemente eterogenea.

Nel Piovego tracce di Pfas

Accanto alla minaccia microbiologica, la provincia di Padova si trova a fare i conti con una pressione chimica ed ecologica complessa, certificata dalle indagini storiche e continuative di Arpav. Se il 2025 ha visto una qualità chimica generalmente buona nella maggior parte delle 26 stazioni del bacino, restano alcune pesanti eccezioni che compromettono la conformità ambientale dei corpi idrici. Nel Piovego, nel territorio di Noventa Padovana, è stato infatti rilevato un chiaro superamento dello standard di qualità ambientale (SQA-MA) per il Pfos lineare (un tipo di Pfas), con un valore di 1,7 ng/L a fronte di un limite normativo fissato a 0,65 ng/L. Si tratta di una contaminazione persistente e diffusa, direttamente riconducibile allo storico sito industriale ex Miteni, che continua a far sentire i suoi effetti nocivi lungo i canali e i fiumi del territorio fino a raggiungere la foce di Chioggia. A questo quadro si aggiunge l'impatto non trascurabile delle attività agricole intensive: circa il 32% delle stazioni di monitoraggio presenta infatti un carico trofico eccessivo dovuto a un surplus di nutrienti, accompagnato dal superamento dei limiti annui per pesticidi ampiamente utilizzati come l'Ampa (derivato del Glifosate), l'Azoxystrobin e il Metolachlor Esa.

«Servono più controlli

«I nostri rilievi sul Brenta, per quanto puntuali, si allineano perfettamente a quanto riportato dalle schede di bacino idrografico di Arpav», ha commentato Giulia Bacchiega, portavoce della campagna di Legambiente Veneto. «A nostro parere le priorità future devono riguardare in modo stringente il risanamento definitivo dall’inquinamento da Pfas e il controllo rigido dei pesticidi, nonché il ripristino della morfologia fluviale originaria, indispensabile per garantire la salute del Brenta e la resilienza del territorio, valorizzando azioni concrete in accordo con la Nature Restoration Law europea». La sfida per il futuro del bacino padovano resta dunque aperta, stretta tra la necessità di potenziare la rete depurativa urbana e l'urgenza di bonifiche industriali e agricole non più rimandabili per la tutela della salute pubblica.

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