Interporto di Padova, ok del Consiglio comunale: «Occasione imperdibile»

Defezioni di Coalizione e Padova Insieme. Cappellini (FdI): «Non andate d’accordo». Due posizioni nella Lega: contrario Lonardi, mentre Canella applaude al progetto

Rocco Currado
Il terminal visto dall’alto
Il terminal visto dall’alto

Due ore e mezza di acceso dibattito, assenze pesanti tra i banchi della maggioranza e un’opposizione divisa. Con questo clima il consiglio comunale ha dato il suo via libera ieri sera alla costituzione della nuova società “Intermodal Terminal Padova srl” che vedrà la cessione del 70% dell’attività terminalistica di Interporto al colosso di Singapore Psa in partnership con Logtainer.

A presentare la delibera è stato il vicesindaco delegato alle partecipate Antonio Bressa, parlando di «un’operazione che non ha precedenti e che rafforza il ruolo strategico del terminal». Il raggruppamento ha presentato un’offerta economica pari a 75 milioni, superando la base d’asta fissata a 61 milioni. Nella newco la società pubblica manterrà il 30% delle quote, con alcune clausole di garanzia: tra queste, l’impossibilità di modificare la destinazione intermodale dell’area senza il consenso di Interporto Padova. Sono inoltre previsti un rappresentante nel cda e la presidenza del collegio sindacale.

Il nodo incarico e compensi

A far discutere sono state, in particolare, alcune disposizioni dello statuto, che prevedono per i membri del cda un incarico a vita – uno dei quali nominato dall’ente pubblico – oltre alla possibilità di attribuire partecipazioni agli utili e un’indennità di fine rapporto.

Criticità superate con un emendamento della maggioranza, con cui «il consiglio comunale dà indirizzo al consiglio di amministrazione di Interporto Padova Spa che all’atto di designazione dei consiglieri in Intermodal Terminal Padova Srl preveda una durata in carica dei suddetti consiglieri non eccedente tre esercizi, salvo rinnovo, massimo una volta; non attribuisca ai medesimi alcuna partecipazione agli utili oppure che tale partecipazione venga attribuita in regime di reversibilità a Interporto Padova Spa».  

 I voti e le spaccature

La delibera è stata quindi approvata con 17 voti favorevoli, 7 contrari e 5 astenuti. «L’ingresso di player di questo livello potrà rafforzare una realtà già fondamentale per il tessuto economico e attrarre nuove movimentazioni», la posizione del capogruppo dem Gianni Berno.

Sulla stessa linea anche Nereo Tiso: «Negli ultimi anni c’è stato un percorso virtuoso di investimenti e crescita. Questa operazione consente uno sviluppo ulteriore. Non possiamo rimanere fermi».

Vuoti i banchi delle due consigliere di Coalizione Civica, Marta Nalin e Chiara Gallani, e dell’esponente di Padova Insieme, Meri Scarso – le stesse che anche nell’aprile scorso si erano astenute. U n’assenza su cui ha puntato il dito la consigliera di FdI, Elena Cappellini:  «Davanti a un’operazione industriale di primaria importanza non ci sono i consiglieri che rispondono agli assessori Ragona e Benciolini. Significa che il sindaco non va d’accordo con la sua maggioranza». «La maggioranza è composta dal numero minimo di consiglieri», ha fatto notare il capogruppo Matteo Cavatton.

Anche tra le opposizioni, tuttavia, non c’è stata unanimità. «Sono da sempre favorevole alla libera iniziativa e convinto del ruolo importante del privato per lo sviluppo, ma in questo caso sono contrario», ha sostenuto Francesco Peghin, annunciando voto contrario della sua lista (e quindi di Davide Meneghini, Ludovico Mazzarolli e Roberto Cruciato).

Il no è arrivato anche dalla Lega (assente la capogruppo Eleonora Mosco): «Con questa operazione vendiamo l’ultima cosa che abbiamo», è netto Ubaldo Lonardi. Una posizione che stride con quella del collega di partito Daniele Canella: «Per la città e per i territori circostanti, questa operazione rappresenta infatti una scelta di grande lungimiranza da parte dei soci pubblici di Interporto», diceva solo poche settimane fa il vicepresidente della Provincia, «la decisione di compiere questo significativo passo in avanti, unitamente all’ingresso di un nuovo partner nella gestione del terminal, conferma la centralità del territorio padovano all’interno dell’economia non solo veneta, ma anche nazionale e internazionale».

Contrario anche il gruppo misto con Valentina Battistella e Manuel Bianzale. «L’attuale statuto non risolve le problematiche della nomina a tempo indeterminato, nonché il compenso pagato ai membri. Inopportuno per chi svolge un ruolo pubblico», ha sottolineato Bianzale.

Da FdI, Cavatton è entrato più volte nel merito della proposta presentando diversi emendamenti, per poi annunciare l’astensione come «scelta di responsabilità». Astenuti anche il capogruppo di Forza Italia, Roberto Moneta e il collega dell’Udc, Luigi Tarzia.

L’intervento di Greco

Alla discussione ha partecipato anche Luciano Greco, presidente di Interporto. «Non stiamo alienando l’Interporto: si scorpora il terminal, che non è la parte remunerativa. La cassaforte rimane a Padova», ha assicurato intervenendo in aula tra le proteste dell’opposizione. Cavatton ha contestato la legittimità dell’intervento: «Una procedura non prevista dal regolamento del consiglio».

I prossimi passaggi

Nonostante il clima teso, il consiglio comunale ha dunque dato il via libera all’operazione. La giunta della Camera di commercio aveva già approvato all’unanimità giovedì scorso. Ora resta soltanto l’ok definitivo di Palazzo Santo Stefano per completare l’iter.

 

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