Isabella, riprendono le ricerche con i sub nel Brenta. Polizia con i cani alla villa di Freddy

NOVENTA PADOVANA. Giovedì 25 febbraio, riprendono le ricerche del corpo di Isabella Noventa con i sub nel fiume Brenta. Dopo una giornata in cui gli inquirenti si sono concentrati soprattutto attorno al casolare della famiglia Sorgato, ecco che le operazioni tornano nel punto in cui Freddy ha detto di aver gettato il cadavere della donna, la notte fra il 15 e 16 gennaio. Poco dopo le 11 la Polizia ha invece lasciato il casolare di via Polati per dirigersi, con i cani, verso la villa di Freddy in via Sabbioni.
Per ora al lavoro sul Brenta ci sono solo i poliziotti mentre i vigili del fuoco sono in riunione da questa mattina per cercare di analizzare al meglio i dati del georadar e pianificare dove svolgere eventuali altre ricerche.

Mercoledì 24 febbraio. Dopo una giornata di rilievi hanno scelto un punto preciso e hanno cominciato a scavare. Con una ruspa da cantiere sono arrivati a oltre un metro e mezzo di profondità perché lì, in quel punto, a poca distanza dalla casa in cui un tempo abitavano i genitori di Freddy Sorgato, uno dei cani molecolari aveva fiutato una traccia. Gli uomini della Scientifica hanno tracciato un perimetro e prima con le pale poi con il mezzo meccanico, sono andati in profondità. Ma dopo oltre un’ora di attesa, con gli inquirenti fermi a osservare ogni particolare che emergeva dal terreno, è stata sciolta la riserva: non è il corpo di Isabella Noventa. Un’altra giornata di ricerche andata a vuoto.
Ricerche estese in campagna. La polizia sta mettendo in campo tutti i mezzi di cui dispone per cercare il cadavere della segretaria di 55 anni uccisa la notte del 15 gennaio scorso. In carcere, con l’accusa di omicidio premeditato in concorso, ci sono il fidanzato Freddy Sorgato, la sorella Debora Sorgato e l’amante Manuela Cacco. Freddy, nel corso dell’interrogatorio davanti al gip, ha riferito di aver buttato il corpo senza vita della donna nel fiume Brenta. Ma gli inquirenti non gli credono. Ed è per questo che, oltre alle ricerche in acqua con i sommozzatori, sono stati organizzati altri rastrellamenti nella campagna circostante. C’è una zona estesa da esaminare. Ci sono terreni agricoli, piccoli corsi d’acqua, scoli che confluiscono nel Brenta e anche lunghi tratti boschivi. Ecco perché martedì è entrata in gioco la polizia Scientifica con tutti i suoi mezzi: dal georadar in grado di rilevare fino a tre metri di profondità, ai cani molecolari addestrati per fiutare.

Fiume Brenta. Le ricerche sono partite di prima mattina dal fiume Brenta. Polizia e vigili del fuoco con i sommozzatori, e questa volta anche dei cani molecolari, hanno perlustrato palmo a palmo il fiume e le sue sponde. Sono partiti da monte, e sono scesi a valle, fino a fermarsi poco prima delle chiuse. Ricerche che purtroppo si sono rivelate nuovamente vane, tanto che dopo la prima parte della giornata si è deciso di concentrare il lavoro dei cani addestrati alla ricerca di cadaveri sulla terra, e in particolare nel casolare di via Polati, quello che un tempo era la casa dei nonni di Freddy e che ad oggi è adibito a ricovero attrezzi.
Via Polati. Ad aprire il cancello alla polizia e agli uomini della Scientifica, attorno alle 13 è arrivata la mamma di Freddy, Dolores Rossi, che si è fermata sul posto fino al termine delle operazioni. La polizia ha dapprima perlustrato l’interno del casolare e la zona immediatamente circostante, il canale di scolo, subito fuori dal cancello dell’abitazione, e il bosco di rovi e sterpaglie, poi è passata all’area dei campi sul retro della casa. È qui che uno dei due cani ha fiutato la traccia. Ed è qui che nel tardo pomeriggio è stato utilizzato il georadar ed è stata scavata la buca, mentre sopraggiungeva sul posto anche il capo della Squadra mobile Giorgio Di Munno. Una squadra dei vigili del fuoco è entrata nel cortile del casolare e ha perlustrato il pozzo che si trova al suo interno.
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