La diletta sposa Iustina Berengario prima vigontina citata nella storia

A lei Giovanni da Piove assegnò un quarto dei beni nel 999 Ma il territorio era già abitato dalle popolazioni venetiche
BELLUCO-FOTOPIRAN-VIGONZA-MUNICIPIO
BELLUCO-FOTOPIRAN-VIGONZA-MUNICIPIO

francesco jori

La comunione dei beni, all’epoca, è di là da venire: le proprietà appartengono rigorosamente al solo marito, e bontà sua se ne vuole fare parte con la moglie, sia pur minima. A quest’ultima specie, certo non nutrita, appartiene un signore di Piove di Sacco, Giovanni del fu Martino, che nel novembre 999 si sposa con “Iustina honorabilis filia Berengario abitatrice in loco Vigoncia, dilecta sponsa mea”. Sarà che siamo alla vigilia del fatidico anno Mille, in cui secondo legioni di profeti di sventura dovrebbe finire il mondo, e che dunque una buona azione non guasta: sta di fatto che Giovanni assegna alla consorte la quarta parte di tutti i suoi beni.

Al di là del gesto decisamente insolito, in quell’atto compare per la prima volta il nome di Vigonza: un toponimo che secondo alcuni sarebbe di origine longobarda, risultando dalla sintesi di “vicus” e di “Guntius”, in altri termini il villaggio di un certo Gunz, forse un ufficiale dell’esercito con cui Agilulfo nel 602 conquista e distrugge Padova, occupando l’agro patavino in cui rientra anche questo centro abitato.

È un centro di origini chiaramente più antiche, abitato già dalle popolazioni venetiche, anche perché situato nel contesto favorevole di un territorio bagnato da due fiumi significativi come il Brenta e il Tergola. Poi arrivano i romani, specie dalla seconda metà del I secolo avanti Cristo, che marcano il territorio con un intervento destinato a fare scuola ma anche storia: la centuriazione, cioè la suddivisione del territorio in tanti piccoli lotti quadrati, delle dimensioni di 710 metri per lato, delimitati da un reticolo di strade e corsi d’acqua.

la centuriazione

Vigonza rientra nella ripartizione dell’area a nordest del Padovano, e la campagna diventa sede di un’intensa produttività agricola, mentre l’intervento degli ingegneri romani provvede a disciplinare il regime dei due corsi d’acqua, entrambi irrequieti.

Ma quando un po’ alla volta l’impero si sfrangia fino a sparire, i terreni e i fiumi privi di manutenzione restano abbandonati a se stessi per secoli. Alla normalità si comincia a tornare lentamente nel Medioevo, con le prime opere di bonifica e con l’affermarsi di famiglie facoltose, una delle quali prende il nome proprio da Vigonza: probabilmente di origine germanica, attorno al Mille entra a far parte a pieno titolo dell’aristocrazia padovana, e da allora svolge per secoli un ruolo significativo, anche in termini di incarichi pubblici.

Ma la presenza più significativa per l’ampio territorio comunale, anche per il loro intervento concreto nella risistemazione idro-geologica, è quella dei monaci. Già nel 1136 c’è traccia di un insediamento degli agostiniani che fanno capo al monastero di Santa Margherita, che dal 1155 con un decreto pontificio assume il titolo di canonica.

l’opera monastica

E intorno alla metà del secolo arrivano anche i benedettini, che fino alla metà del Quattrocento si impegnano in una capillare azione di bonifiche idrauliche, disboscamenti, messa a coltura di terre, ma anche nella costruzione di masserie, vere e proprie case coloniche per i contadini, alcune delle quali sopravvivono ancor oggi come testimonianza di un’edilizia di grande qualità. A queste opere civili si accompagnano purtroppo, per buona parte del Duecento e praticamente per l’intero Trecento, devastanti eventi di guerra legati prima al conflitto tra Ezzelino da Romano e Padova, poi alla lunga contesa tra padovani e veneziani: Vigonza, per la sua posizione, si trova particolarmente esposta, e la popolazione subisce pesantissimi danni, che aggravano le già precarie condizioni di vita.

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