Lanciano petardi contro i bimbi della scuola elementare: «Mio figlio sfiorato dallo scoppio»

È successo all’uscita dalla Duca D’Aosta a San Martino di Lupari: a lanciarli un gruppo di adolescenti

Silvia Bergamin
I carabinieri a San Martino di Lupari: dopo il lancio di petardi la donna si è rivolta all’Arma
I carabinieri a San Martino di Lupari: dopo il lancio di petardi la donna si è rivolta all’Arma

Incubo teppismo a San Martino di Lupari, adolescenti scagliano un maxipetardo contro gli alunni delle elementari che escono da scuola, un bimbo di 7 anni e la sua mamma per poco non vengono colpiti: «Ci è passato davanti agli occhi, ho temuto per l’incolumità di mio figlio», denuncia la donna.

Paura all’uscita da scuola

L’episodio si è verificato giovedì pomeriggio, all’orario di uscita del tempo pieno della Duca D’Aosta, quando «sono decine i bambini che escono», racconta la madre, con alunni di età diverse, fratellini più piccoli e genitori che a piedi attraversano l’area esterna per raggiungere il parcheggio sul retro. Nel tragitto per raggiungere la propria auto e tornare a casa, la famigliola ha incrociato tre adolescenti seduti sulle panchine di una birreria. «Erano italiani», precisa la mamma, che li descrive come ragazzi di «terza media o prima superiore, quindi di 14-15 anni».

I giovanissimi non stavano giocando né muovendosi. Bighellonavano. «Erano lì seduti, tranquilli e liberi», ribadisce. E sembravano innocui. Quando la folla di bambini stava già transitando davanti a loro, uno dei ragazzi ha acceso e scagliato l’ordigno. Una violenza – per la mamma – tutt’altro che accidentale: «Non si può parlare di incidente quando si tratta di petardi. Un petardo non ti sfugge di mano per caso: lo devi deliberatamente accendere e lanciare, non si attiva da solo. Lo hanno fatto apposta, con piena consapevolezza delle possibili conseguenze».

Il lancio e lo scoppio

La mamma camminava con il figlio, che frequenta la prima elementare. «Insieme a lui c’erano anche altri compagni di classe. Io improvvisamente mi sono vista una cosa che ardeva passarmi davanti alla faccia», continua ancora. Il petardo, lanciato dalla panchina, ha seguito una traiettoria che «comprendeva il passaggio pedonale dove passavano tutti», per poi andare a schiantarsi ed esplodere sulle panchine opposte. «Non era il classico petardino: ho visto una luce e poi si è sentita una bomba».

L’ordigno «ha sfiorato il viso mio, il viso di mio figlio e quello di un’altra bambina», e solo per fortuna non ha colpito nessuno in pieno. «Me lo sono proprio vista passare», aggiunge, spiegando di aver urlato subito contro i ragazzi. E loro? «Sono rimasti lì a ridere», sottolinea, anche se uno di loro avrebbe poi tentato di scusarsi. «Il bambino si è spaventato tantissimo e anch’io, perché ho pensato alle conseguenze: se quel petardo gli fosse caduto nel cappuccio e scoppiava nel collo, cosa sarebbe successo? O se si fosse impigliato nei capelli di una compagna di scuola? Ci siamo spaventati tutti tantissimo».

Segnalazioni e mobilitazione

La mamma ha scelto di non stare zitta e ha contattato immediatamente i carabinieri per segnalare l’accaduto. Così come la polizia locale: «Le forze dell’ordine si sono mobilitate subito, avviando controlli e monitoraggi dell’area», sottolinea la mamma. E anche la scuola – nonostante l’episodio si sia verificato fuori dal perimetro scolastico – ha preso in mano la vicenda.

«Si sono resi conto della gravità dell’accaduto e ci hanno manifestato la massima solidarietà e collaborazione. E nostra intenzione segnalare la cosa anche al sindaco Nivo Fior, affinché si rafforzi la vigilanza. Ci sono delle telecamere in zona, dovrebbero aver ripreso tutto». Ci sono la rabbia e la paura, ma pure la sensazione di non essere soli: «Quello che mi ha colpita è la mobilitazione immediata di tutti», conclude la madre, che parla di un gesto «gravissimo», avvenuto «in un momento in cui nessuno se lo aspettava, per mano di ragazzi senza coscienza». 

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