Le imprese padovane cercano 21mila addetti entro fine anno. Ma un profilo su due non si trova
I dati dell’indagine mensile Excelsior di Unioncamere: il 62 per cento degli ingressi programmati si concentra nelle imprese con meno di 50 dipendenti e le figure più richieste appartengono alle attività ricettive e della ristorazione. Bertin (Confcommercio): «Bisogna capire quanti contratti diventano poi rapporti stabili»

Excelsior, l'indagine mensile di Unioncamere - Ministero del Lavoro, spiega che per la provincia di Padova sono 8.710 gli ingressi programmati a ottobre che diventano 20.780 nel trimestre ottobre–dicembre. O meglio: quasi mai lo diventano perchè i profili non collimano con le necessità delle imprese per cui finisce che il 49,3% dei profili stessi risulta difficile da reperire.
Così tutti i mesi. Però: se il problema delle assunzioni difficili, oltre a quello della mancanza di profili adatti alle necessità delle imprese, fosse anche un problema di contratti stabili visto che soltanto il 29% degli ingressi è previsto a tempo indeterminato o in apprendistato e il restante 71% riguarda rapporti con durata predefinita?
Se lo stanno chiedendo in Confcommercio Padova dove, ogni giorno, è un susseguirsi di richieste del tipo “Conosci qualcuno che...?”. Il problema è che se a quel “qualcuno” si propone un contratto a tempo, non è detto che quella persona, soprattutto se giovane, accetti.
Per la provincia di Padova la domanda di lavoro è cresciuta dello 0,8% rispetto ad ottobre 2025: un segnale positivo, sebbene la provincia euganea non risulti la più vivace del Veneto.
«Non è necessariamente una contraddizione», commenta il presidente di Confcommercio Padova, Patrizio Bertin, «Se la stagionalità, le sostituzioni e i picchi produttivi richiedono flessibilità, e il periodo che abbiamo di fronte, con le festività, è uno di questi, è anche vero che quando un’impresa che fa fatica a trovare competenze sa offrire continuità, formazione e prospettive, il panorama cambia e questi elementi possono diventare una leva competitiva».
Il tema sembra tagliato su misura per il terziario di mercato: il 62% degli ingressi programmati, infatti, si concentra nelle imprese con meno di 50 dipendenti e le figure più richieste appartengono alle attività ricettive e della ristorazione, con 1.320 entrate nel mese. Seguono le professioni commerciali.
«Si potrebbe pensare », propone Bertin, «di misurare, accanto alle difficoltà di reperimento, anche quanti ingressi diventano rapporti ancora attivi dopo sei e/o dodici mesi e visto che il campione è molto significativo sarebbe un ottimo strumento per capire le dinamiche del lavoro. Una cosa però è certa: se trovare la persona giusta è difficile, una volta che la si è trovata rischiare di perderla può costare moltissimo».
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