LE MICROSTORIE / Se nel bosco i nordic incontrano i marines

PADOVA. Un passo, una racchettata, un altro passo, altra racchettata e via. In mezzo a un bosco dei colli vicentini. Trattasi di un gruppetto di padovani tra i 30 e i 60 anni, appassionati di nordic, camminata con racchette alla mano: la domenica vanno in gita, ora qui, ora lì. Persone va da sé votate all'armonia del contatto con la natura. Gente tranquilla, metti pure un po' zen, incline alla mitezza. Pacifica. Con l'occhio pronto a catturare il salto di una lepre o il volo di un fagiano e la gamba allenata. Mica una banda di rintronati fuori dal mondo.
Camminano e camminano, in silenzio o quasi. Quando d'improvviso la capofila coglie il bagliore di un movimento dietro degli alti rovi. Dall'altra parte intravede lo scatto di una montagna di foglie; più gira lo sguardo più raccoglie echi di inquietanti presenze, genere Lost. Fino a che da dietro un tronco fa capolino la rassicurante sagoma di un mitra, un fucilone, insomma che ne sa, lei mica è un tiratore scelto.
Le viene un colpo, e non per dire. Non fa in tempo a cacciare fuori una parola verso i suoi, che le si para davanti un fior di salapuzio, in mimetica, con l'elmetto e un'arma in mano. E la apostrofa con tono perentorio: Stia ferma signora.
Ma... cosa succede, chi siete, cosa fate?
Quello mica le risponde subito, chè bastava le dicesse, magari con spiazzante autoironia:
Siamo un gruppo di allegri minchioni e stiamo giocando alla guerra
Aggiunge invece, il piccoletto saccente:
State tranquilli e fermi, così non correte pericoli.
La signora resta basita, coi sudori freddi e immagina l'immaginabile in tema di invasioni, rivoluzioni, Ufo, guerre batteriologiche, colpi di stato, aggressioni nemiche (l'Austria? la Svizzera, ma non era neutrale?, la Slovenia? oddio la Padania armata?).
Il resto dei nordic resta muto, gli ottimisti preoccupati ma curiosi , i pessimisti a pensare alla famiglia. Solo dopo un tempo non breve e qualche urlo a rimbalzo dei marines, la faccenda si chiarisce. Con la montagna di foglie che arriva trotterellando e si palesa per un signore camuffato da bosco tutto intero, con tòcchi di corteccia penzolanti, foglie sull'elmetto, viso sui toni del marrone e giallo-verde.
Spiega: stiamo facendo softair nel bosco, sarebbe una guerra finta. , dice alla nordic la quale, non avendo poi l'età di marco caco, si stizzisce vieppiù, passando dalla conclamata disapprovazione ad un esplosivo astio.
Insomma, stanno giocando a spararsi pallini, conciati che manco in Vietnam ai tempi, quei giuggioloni. I due gruppi si scambiano qualche parola, i nordic con molto aplomb trattenendosi dall’accendere la miccia; poi si salutano con freddezza, ognuno riprendendo la propria strada, ognuno pensando a quanto ebete è l'altro.
E' giusto allora che, da dietro un secolare castagno, salta fuori un tizio smilzo e saltellante, in tutina verde, con berrettuccio e babbucce a punta, e poi un altro, e un altro ancora.
Ma questa è un'altra microstoria.
Alberta Pierobon
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