L’edicola del Portello compie 60 anni «Padova cambia ma il giornale c’è sempre»

la storia
Giuseppe Viale aveva 22 anni quando si lanciò nel commercio dei giornali. Doveva sposarsi, aveva fretta di iniziare a vivere e l’idea di vendere i giornali gli sembrò un buon investimento. Così rilevò l’edicola vicina alla chiesa di Ognissanti da una famiglia nata come strilloni prima della guerra. Quell’edicola passò poi in via Marzolo, poi ancora al Portello (dove adesso c’è il barbiere) ed oggi è gestita dal figlio di Giuseppe, Mario e dalla moglie Donatella.
patate non giornali
Da quel Primo Maggio 1961 sono trascorsi 60 anni tra notizie, riviste, cambiamenti e gossip. «A papà è andata bene – sorride il figlio Mario – Ma lui non poteva saperlo. Veniva dalla campagna, dalla Bassa padovana, e amici e familiari lo guardarono storto con quest’idea di vendere i giornali: “si vendono le patate”, gli dicevano, “non i giornali”». A quel tempo aveva una Lambretta 125 e con quella caricava i plichi dei quotidiani. Un paio d’anni dopo passo ad una Cinquecento di seconda mano. Mario nasce nel 1965, praticamente in edicola: «Ancora bambino – racconta – quando tornavo da scuola facevo il giro per distribuire i quotidiani nel quartiere. E adesso mi mancano sette anni per andare in pensione».
il boom e poi le difficoltà
L’edicola dei Viale ha attraversato il boom degli anni Settanta e Ottanta, quando «si prendevano “soldini” – ricorda Mario – ma sempre con la filosofia delle formiche perché mio padre mi ha insegnato prima a pagare tutti e ad essere trasparente: con questo mestiere nero non se ne fa, è tutto in chiaro». Il primo calo arriva negli anni Novanta, ma non fu gran cosa perché con gli anni 2000, con le collezioni di enciclopedie, c’è un breve rilancio. Che però dura poco: «Oggi possiamo dire che quello era l’inizio del declino – ammette Mario – Dapprima ci hanno scalzato i centri commerciali, poi il digitale. Oggi non c’è più quel mercato che portava dentro le persone: il giornale cartaceo lo leggono le persone colte e gli anziani. I giovani no. Mi ricordo negli anni ’70 quando gli universitari andavano via con un fascio di giornali sotto il braccio: dovevano studiare e confrontarsi parlando di politica. Oggi s’informano poco e, quelli che lo fanno, il cartaceo non sanno neanche cosa sia: è tutto digitale. Basti pensare che qualche anno fa le residenze universitarie prendevano 5-6 giornali per ogni studentato, adesso lo faranno si, ma con abbonamenti digitali. Il pezzo forte oggi sono i gratta e vinci e tira ancora il gossip. Anche le riviste specializzate non fanno più i numeri di una volta: su internet trovi i video di tutto».
Eppure a stare un po’ in edicola il passaggio è continuo: i clienti affezionati che non vogliono rinunciare al piacere di sfogliare il giornale con calma, assaporando ogni pagina. «È un piacere per pochi, riservato alla domenica, che non a caso è il giorno di maggiori vendite. Ma ai giovani questa vita, tra sveglia alle 5 del mattino e nessun fine settimana libero, non piace, preferiscono le cose facili». —
elvira scigliano
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