Limena dona il dizionario veneto agli alunni

LIMENA. Come si chiama la buccia della mela in dialetto veneto? E la frittata di uova? E i geloni ai piedi? Si è divertito pure coi suoi bambini il consigliere delegato all’Identità veneta di Limena,...
LIMENA. Come si chiama la buccia della mela in dialetto veneto? E la frittata di uova? E i geloni ai piedi? Si è divertito pure coi suoi bambini il consigliere delegato all’Identità veneta di Limena, Jody Barichello, con il libro che la settimana prossima sarà regalato a tutti i 230 alunni della scuola media. Un dizionarietto dai disegni simpatici e accattivanti che raccoglie le principali parole in lingua veneta, inserendo, dove possibile, anche le diversità che ci sono tra una città e l’altra. La ragazza che a Padova è una “tosa”, a Verona, ad esempio, è un “butela”, ma a Venezia è una “fia”. Un libro nato dalla collaborazione con l’associazione Veneto nostro-Raixe Venete, che l’amministrazione ha finanziato con una spesa di un paio di migliaia di euro. «Siamo abituati in televisione alle cadenze romane, milanesi e meridionali», spiega il consigliere Barichello, che ieri ha presentato l’iniziativa insieme al sindaco Giuseppe Costa, «e quando ci imbattiamo in un veneto,quasi ci vergogniamo. Siamone orgogliosi, invece, della nostra lingua e insegnamola, anche in maniera divertente, che è il migliore approccio con bambini e ragazzi». Il dialetto quindi come riscoperta e custodia delle proprie origini, ma anche come collante. «Collaboriamo volentieri a preservare la cultura veneta», sottolinea Alberto Montagner, presidente di Veneto nostro, «che è una ricchezza. Quando muore una lingua, il mondo è più povero. E comunque laddove si parla tutti la stessa lingua, ci si capisce e le differenze scompaiono e non si infiltra il razzismo».


Cristina Salvato


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