Arsego piange Luigi, morto a 84 anni: fu uno dei primi trapiantati di cuore
Luigi Bergamin è morto a 84 anni: il 21 giugno 1997 l’intervento della rinascita. La figlia: «Viveva attaccato alle macchine, poi la chiamata che cambiò tutto»

Fu uno dei primi trapiantati d’Italia, ha dato il cuore nuovo per la comunità. Arsego piange Luigi Bergamin, scomparso lunedì all’età di 84 anni. La sua morte ha suscitato profonda commozione: era conosciuto non solo per la sua attività professionale e il suo impegno nel volontariato, ma anche per essere stato tra i primi in Italia a ricevere un trapianto di cuore, intervento che ha regalato quasi trent’anni di vita in più. Proprio il 21 giugno di quest’anno sarebbero stati 29 anni esatti da quel giorno che cambiò il suo destino.
L’operazione venne eseguita il 21 giugno 1997 al Centro Gallucci di Padova, allora l’unico in Italia a effettuare questo tipo di interventi, ad opera del professor Ugolino Livi e del professor Vincenzo Tursi. «Papà ha scoperto di essere malato durante la visita di leva militare», racconta la figlia Paola, «gli avevano diagnosticato una cardiomiopatia ipertrofico-dilatativa. All’epoca non c’erano cure, e per anni ha convissuto con una malattia ereditaria che aveva già portato via molti familiari».
Negli ultimi mesi prima del trapianto le condizioni erano drasticamente peggiorate. «Il cuore non reggeva più, aveva una capacità di pompa ridotta al 7%. Era attaccato alle macchine, faceva continue terapie. Poi è arrivata quella chiamata e da lì è rinato», ricorda ancora Paola.
Dopo l’intervento, Bergamin si libera dalle costrizioni della malattia e conduce una vita generosa e intensa: va in bicicletta, corre, partecipa alle Olimpiadi dei Trapiantati in Italia e all’estero, vincendo anche diverse medaglie. Diventa presidente dell’Acti, l’associazione cardiotrapiantati italiani, e si spende senza risparmio nel volontariato, in particolare nella cooperativa il Graticolato di San Giorgio delle Pertiche.
«Era una persona di una bontà rara. Lo prendevano in giro dicendogli che era così di buon cuore perché non era il suo», sorride la figlia. Un’ironia che lui accoglieva con il sorriso, sempre riconoscente per quella seconda vita ricevuta. Con la moglie Luisa apre anche la sua casa all’accoglienza: insieme aiutano una bambina boliviana gravemente malata di cuore, sostenendone le cure e il percorso di vita. «Papà ripeteva spesso che i suoi genitori gli avevano dato la vita una prima volta, ma che altri genitori – che avevano perso il figlio in un incidente stradale – gliel’avevano donata di nuovo nel momento peggiore della loro», ricorda Paola, invitando alla donazione degli organi. L’anziano è mancato a seguito delle complicazioni di un intervento chirurgico effettuato all’ospedale di Negrar. «È entrato in sala operatoria convinto che sarebbe tornato a casa a piantare i pomodori del suo orto, una delle sue grandi passioni», aggiunge la figlia.
Oggi, alle 15, nella chiesa parrocchiale di Arsego si svolgeranno i funerali, con partenza dall’abitazione alle 14.45. Dopo le esequie si procederà alla cremazione. Bergamin lascia anche l’amatissima nipote Anna – «a cui ha fatto da papà» – e la sorella Annamaria. —
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