Maltempo e rincari, agricoltura in ginocchio: crolla la produzione di mais, soia e grano
Il bilancio di Cia Padova al termine dell’annata agraria: «Il caldo prolungato ha ridotto i raccolti nella Bassa padovana». Il bilancio del grano è deludente: «È una coltura che richiede molta acqua». Male anche le pere, attaccate dalla cimice asiatica

Il mais perde fino al 50% della produzione, la soia fino al 40%, il bilancio del grano è deludente e le pere registrano un calo del 20% rispetto allo scorso anno. Intanto il gasolio agricolo, che in primavera costava 70 centesimi al litro, nelle ultime settimane ha toccato punte di 1,60 euro. Ci sono però anche buone notizie, con un’annata promettente per i radicchi e una vendemmia ottima per qualità e quantità.
Sono i numeri del bilancio di Cia Padova alla vigilia di San Martino, la ricorrenza che tradizionalmente segna la fine dell’annata agraria. Nella Bassa, la zona della provincia più vocata all’agricoltura, il caldo prolungato dell’estate ha ridotto i raccolti proprio mentre i rincari a due cifre di carburanti e fertilizzanti facevano salire le spese delle aziende. Un altro allarme arriva dal mais, che tra il Montagnanese e il Conselvano, passando per il Monselicense, sta via via scomparendo dagli appezzamenti.
La spiegazione è legata ai cambiamenti climatici. «È una coltura che richiede molta acqua», spiega Emilio Cappellari, presidente della zona Cia di Este e Montagnana. «Quello che ancora si coltiva è ormai destinato gli impianti a biogas». Un cambio di rotta per l’agricoltura, che destina la produzione di mais agli impianti che producono energia anziché all’alimentazione umana o animale. «A pesare su questa scelta sono i conti. Il prezzo riconosciuto ai produttori è fermo ai livelli degli ultimi due anni mentre i costi sono saliti», prosegue Cia, che traccia anche il bilancio della frutta.
La situazione peggiore è quella delle pere, che continuano a perdere terreno anche per gli attacchi della cimice asiatica, contro la quale manca ancora un rimedio efficace. Nella norma, invece, i quantitativi di pesche, nettarine e mele, anche se il caldo ha ridotto la pezzatura dei frutti. Gli insetti hanno danneggiato anche le coste, mentre tra le colture autunnali e invernali i radicchi si stanno sviluppando regolarmente e promettono bene il cavolo nero e il finocchio.
Dai Colli Euganei arriva uno dei risultati migliori della stagione, con una vendemmia molto buona sia per quantità sia per qualità. Si vedono segnali di ripresa anche nel comparto lattiero-caseario, dopo che per diversi mesi produrre un litro di latte è costato agli allevatori più di quanto incassassero vendendolo.
«Si chiude un’annata molto complicata, sotto ogni aspetto, dalla siccità, ai costi del gasolio, ai parassiti», commenta il presidente di Cia Padova, Luca Bisarello. «Per salvare i raccolti dal caldo, le aziende che avevano accesso all’acqua hanno dovuto sostenere anche le spese dell’irrigazione. I margini di guadagno, quindi, si sono ulteriormente ridotti».
Il costo del carburante è stato anche al centro della mobilitazione organizzata da Cia due settimane fa in piazza Montecitorio a Roma. Tra i risultati della protesta c’è lo stanziamento da parte del Governo di 60 milioni di euro a fondo perduto per gli acquisti di gasolio agricolo effettuati dal primo giugno al 15 ottobre, con un contributo fino a 45 centesimi al litro. Per Cia, però, il sostegno copre solo una parte delle spese affrontate dalle aziende in una stagione in cui hanno dovuto fare i conti sia con i rincari sia con i minori ricavi dei raccolti. «Ora servono misure strutturali per salvare il settore», conclude Bisarello.
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