Michelle Obama: "Lascio il mio cuore a Venezia"

VENEZIA. La first lady american Michelle Obama è partita alle 11.43 da Venezia dopo una visita privata di tre giorni che l'ha portata anche a fare tappa a Vicenza nella base Usa. La moglie del presidente degli Stati Uniti è decollata dall'aeroporto Marco Polo di Tessera a bordo del Boeing 757 governativo "Air Force 2" assieme alla madre Marian Lois Robinson e alle figlie Sasha e Malia. A Venezia la first lady ha visitato Palazzo Ducale, San Marco, la Biennale d'Arte e l'isola di Murano.

Michelle Obama, insieme alle figlie Maila e Sasha e alla madre Marian, dopo un’abbondante prima colazione a base di cereali, ieri, giornata centrale della visita, sono arrivate alla Biennale alle 11 per visitare il Padiglione degli Stati Uniti e stringere la mano all’artista Joan Jonas. Con le stesse misure di sicurezza, incluso il satellite dallo spazio e il medesimo moto ondoso da paura di venerdì pomeriggio a San Marco, i Giardini di Castello - fatta salva la variante dei poliziotti nascosti tra i cespugli - hanno accolto ieri la first lady sotto un sole insperato, prima tappa del secondo giorno in laguna, quello con il maggior numero di spostamenti, quindi il più potenzialmente pericoloso.

Abito fantasia smanicato tra la grazia delle sue due ragazze in fiore, Michelle Obama ha posato i sandali flat sul praticello che costeggia al canale dei Pompieri, abbracciando con lo sguardo la bianca ghirlanda dei padiglioni e, trovato infine lo sguardo del presidente della Biennale Paolo Baratta, ha riassunto i suoi sentimenti con due "amazing, amazing". Stupefacente, stupefacente.
«Questo posto è talmente bello che non potevo non venire, anche perché molti amici mi avevano consigliato di vederlo assolutamente» ha mormorato la first lady a Joan Jonas mentre lui e l'altro curatore del padiglione, Paul Ha, l'hanno introdotta tra i video dell’artista.

Dopo 40 minuti di visita, non uno di più, la gita a Murano, la sosta in vetreria, il pranzo al B Restaurant, forse Burano (poi saltata), forse la Fondazione Cini (poi saltata) e sicuramente il riposino. Soggetto suo malgrado agli umori terreni, il protocollo è diventato improvvisamente fallibile quando le due irresistibili ragazze Obama hanno chiesto alla madre di poter vedere altro, proprio al di là del canale.
A Murano, Michelle Obama ha regalato ai fotografi la sua falcata da regina lungo fondamenta Venier per raggiungere la vetreria Cenedese. E ancora la passeggiata dalla vetreria al ristorante ex Vecchia Pescheria dove, protette dalle teste di cuoio appostate lungo il canale dei Vetrai, le Obama hanno pranzato con tagliolini a base di primizie di pesce e gamberoni. «È tutto così buono, è veramente ottimo - ha detto la first lady ai titolari, padre e figlio - siete gentilissimi e bravi; siamo felici di aver mangiato cose così buone e salutari». Il conto, poi, lo ha pagato lo staff.

Mentre un’isola l'ha salutata, un’altra, tutta colorata, non l'ha potuta accogliere. I venti motoscafi del seguito della first lady a Burano non sono arrivati perché il satellite Usa, uscito dalla convergenza con la terra, non copriva più la first lady rendendo necessario il rientro verso l’Hilton Molino Stucky e facendo saltare anche la visita alla Fondazione Cini. Dal depennamento non si è salvata la Collezione Guggenheim ma in serata la nuova convergenza satellitare ha permesso una visita serale post Art Night, con meraviglioso giro in barca lungo il Canal Grande: un corteo acqueo (con tanto di ambulanza al seguito) che si è snodato per varie centinaia di metri tra i palazzi veneziani.

Abito fantasia smanicato tra la grazia delle sue due ragazze in fiore, Michelle Obama posa i sandali flat sul praticello che costeggia al canale dei Pompieri, abbraccia con lo sguardo la bianca ghirlanda dei padiglioni e, trovato infine lo sguardo del presidente della Biennale Paolo Baratta, riassume i suoi sentimenti con due amazing, amazing. Stupefacente, stupefacente.
«Questo posto è talmente bello che non potevo non venire, anche perché molti amici mi avevano consigliato di vederlo assolutamente» mormora la first lady mentre Joan Jonas e il curatore del padiglione, Paul Ha, la introducono tra i video dell’artista. «Abbiamo anche la Biennale di Architettura - le ricorda gentilmente Baratta - e ora il sindaco di Chicago vuole farla lui, magari ci metteremo d’accordo per farla ad anni alterni».
Il protocollo, inflessibile, prevede una visita di quaranta minuti perché poi c’è la gita a Murano, la sosta in vetreria, il pranzo al B Restaurant, forse Burano (poi saltata), forse la Fondazione Cini (poi saltata) e sicuramente il riposino. Soggetto suo malgrado agli umori terreni, il protocollo diventa improvvisamente fallibile quando le due irresistibili ragazze Obama chiedono alla madre di poter vedere altro, proprio al di là del canale. I padiglioni di Serbia, Egitto e Polonia - che normalmente non hanno la coda fuori - diventano così l’intermezzo di confidenze tra madre e figlie, luogo di tenerezze famigliari strappato al cerimoniale il quale, riavutosi dal cedimento, subito si riarma. Niente foto, niente interviste, niente di niente fino a Murano dove, anche per via degli spazi più stretti, Michelle Obama regala ai fotografi la sua falcata da regina lungo fondamenta Venier per raggiungere la vetreria Cenedese. E ancora la passeggiata dalla vetreria al ristorante ex Vecchia Pescheria dove, protette dalle teste di cuoio appostate lungo il canale dei Vetrai, le Obama pranzano con tagliolini a base di primizie di pesce e gamberoni. «È tutto così buono, è veramente ottimo - dice la first lady ai titolari, padre e figlio - siete gentilissimi e bravi; siamo felici di aver mangiato cose così buone e salutari». Il conto, poi, lo paga lo staff.

Mentre un’isola la saluta, un’altra, tutta colorata, si prepara a riceverla. Ma le onde da maremoto alzate dai venti motoscafi che formano il seguito della first lady a Burano non arrivano perché il satellite Usa, uscito dalla convergenza con la terra, non copre più la first lady rendendo necessario il rientro verso l’Hilton Molino Stucky e facendo saltare anche la visita alla Fondazione Cini. Dal depennamento non si salva, momentaneamente, la Collezione Guggenheim ma in serata la nuova convergenza satellitare permette una visita serale post Art Night, con meraviglioso giro in barca lungo il Canal Grande: un corteo acqueo (con tanto di ambulanza al seguito) che si è snodato per varie centinaia di metri tra i palazzi veneziani.
Stamane la partenza da Tessera a bordo dell'"Air Force 2", con cui era arrivata venerdì e che è stato guardato a vista per tutto il periodo. Alle 11,30 il decollo dell'aereo presidenziale, che era già in pista ad attendere la first lady, ora più che mai decisa a tornare quanto prima in Italia con il marito Barak Obama.
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