Montegrotto, i lavoratori tornano a occupare l'hotel Bertha

Blitz con l’assistenza di Adl Cobas nell'albergo chiuso da mesi. Rando: «Non lavoriamo ma non siamo nemmeno licenziati»

MONTEGROTTO TERME. A distanza di oltre un anno da quando già erano saliti per giorni sul tetto, i lavoratori dell’hotel Bertha tornano a occupare l’albergo chiuso da marzo 2012. Sono 24 dipendenti rimasti imbrigliati nelle vicende dei fallimenti (avvenuti nel giro di tre anni) di due società di gestione: la Stemas Srl e, più recentemente, la Somnia Srl. Ieri mattina, alle 9, il personale, assistito dalla sigla sindacale Adl Cobas, ha fatto il blitz  annunciato già qualche settimana fa. Alcuni di loro, guidati dal sindacalista e dipendente Stefano Rando, sono entrati nell’hotel custodito da un guardiano e hanno appeso uno striscione di 40 metri.

Poi hanno disposto delle sedie lungo Largo Traiano bloccando la via con il cartello «ci hanno sbattuti in strada». Questa volta i lavoratori non resteranno ad oltranza, ma sono pronti a tenersi in pegno qualche mobile finché non saranno pagati. Chiedono anche il rispetto dei loro diritti, esprimono stanchezza verso gli imprenditori che si sono succeduti con poca chiarezza e tirano in ballo la proprietà. L’immobile fa capo alla Terme Bertha srl dell’imprenditore lombardo Gianluca Banfi che, con il fallimento della Somnia Srl, ha di nuovo in carico i lavoratori. Esistono infatti sia un accordo firmato con le sigle sindacali a novembre 2011, sia il recente dispositivo della curatela fallimentare.

Alcuni giorni fa, però, in una nota la Terme Bertha Srl, pur manifestando solidarietà ai lavoratori, ha rigettato come erronea l’interpretazione dell’accordo da parte dei sindacati. Nel frattempo Banfi ha pagato le spettanze relative al primo fallimento (circa un milione 400 mila euro), soldi che sono stati per mesi l’unico reddito dei lavoratori. La questione riguarda però il futuro: se l’albergo continua a restare chiuso, perché non licenziare i dipendenti? «Siamo tornati alla situazione del 2011», ha detto Rando, «non lavoriamo, ma non siamo neanche licenziati e non capiamo se esiste una nuova società di gestione, la torinese Garco Srl e che intenzioni abbia. È ora di finirla, chiediamo a Banfi che decida. O ci licenzia o ci dice con chiarezza cosa vuole fare», ha concluso.

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