Una colletta per la mamma di Marco Cossi: la solidarietà dai colleghi
La Plurima di Veggiano si stringe attorno alla famiglia dell’uomo assassinato con una raccolta fondi. La responsabile della logistica: «Non potevamo stare fermi, Marco era puro»

La Plurima si stringe attorno alla famiglia di Marco Cossi con un gesto concreto: una raccolta fondi per sostenere la madre dell’autista 48enne, ucciso in circostanze ancora al vaglio degli inquirenti.
La società di trasporti ospedalieri con sede a Veggiano vuole anche portare un mazzo di fiori sul luogo della tragedia, a nome di tutti i colleghi. Due iniziative che arrivano spontanee, da chi ogni giorno condivideva con lui turni, corse e caffè al volo in filiale.
La raccolta fondi
A farsi portavoce dell’iniziativa è Alice Peretti, responsabile della logistica della sede di Veggiano, che con Marco ha lavorato fianco a fianco per anni. «Sappiamo che la mamma aveva delle difficoltà, siamo consapevoli che ci saranno spese, cerchiamo di fare la nostra parte», spiega. «Probabilmente faremo una busta. Poi decideranno loro cosa farne: se fare una donazione a qualche fondo, se usarla per le spese del funerale. Un qualcosa di simbolico per dire: l’azienda ringrazia per tutto quello che ha fatto Marco».
Una scelta che riflette il legame stretto che si era creato tra Marco e i suoi colleghi, un legame che andava ben oltre il rapporto professionale e che ora si traduce in un gesto concreto di vicinanza alla famiglia. In parallelo, Alice sta organizzando un omaggio sul posto. «L’idea è prendere qualcosa di simbolico, un mazzetto di fiori con scritto “dai tuoi colleghi”, e farlo mettere lì dove è successo tutto. Non riuscivamo a stare fermi senza fare qualcosa. Sentivamo il bisogno di esserci, anche solo con un fiore».
Alice ritrae con verità e tenerezza la vittima dell’omicidio di via dei Colli: «Lo chiamavamo tutti Marcone», continua. «Era un omone alto quasi due metri, imponente. Uno che quando lo vedevi per la prima volta ti faceva quasi paura. Poi gli parlavi e capivi subito che era la persona più buona del gruppo. Era puro, Marco era il nostro gigante buono».
Si erano conosciuti durante il Covid, in quel periodo pesante in cui Alice coordinava i viaggi dalla sede e Marco era uno degli autisti in corsa ogni mattina. Anche dopo la fine dell’emergenza, il contatto era rimasto quotidiano: Alice seguiva l’operativo della flotta, lui era sempre in giro per le consegne. Al mattino, il venerdì soprattutto, era lui a dare il tono alla giornata: mandava audio su WhatsApp con la musica della radio e scriveva «Dai ragazzi, è venerdì, è finita». In magazzino con lui era un’esplosione di energia e risate.
L’attenzione per la madre
Fuori dal lavoro, Marco accudiva la madre anziana con cui viveva a Selvazzano, a volte lasciando il servizio a metà mattina per accompagnarla a una visita medica. E stava costruendo un sogno: un furgoncino di panini da portare nelle sagre e fuori dalle discoteche nel weekend, insieme a un socio.
Pochi giorni prima di morire aveva inviato ai colleghi le prime due date: Grisignano e Limena, tra fine aprile e inizio maggio. «Purtroppo, non c’è stato il tempo», conclude.
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