Arriva al Fronte del Porto a Padova il film premio Oscar “Mr. Nobody Against Putin”
Arriva in sala il film premio Oscar che racconta Pavel Talankin, coordinatore scolastico russo che documenta dall’interno la propaganda nelle scuole dopo l’invasione dell’Ucraina

“Nessuno mi uccide”, gridava Polifemo ingannato da Odisseo che, mentendo sul proprio nome, scongiurava così la vendetta degli altri ciclopi.
Anche Pavel Talankin è un “Signor Nessuno” che ha combattuto silenziosamente (e, all’inizio, quasi inconsapevolmente) contro qualcuno di molto più grande e potente di lui: Vladimir Vladimirovič Putin. Sbarca sabato in sala (alle 21 al Fronte del Porto, con repliche domenica e giovedì, rispettivamente, alle 21 e alle 18) il documentario premio Oscar “Mr. Nobody Against Putin!”. Lo distribuisce la padovana Zalab, il collettivo (di cui fanno parte, tra gli altri, Andrea Segre e Stefano Collizzolli) che si occupa di formazione alla cultura cinematografica, promuovendo l’impegno civile e utilizzando il video partecipativo come strumento di attivazione e dialogo interculturale. Ed è un documentario tanto “semplice” quanto importante. Pochi virtuosismi. Perché non servono sperimentazioni formali quando la realtà è così subdola e violenta. “Mr. Nobody” racconta, infatti, come cresce e si radica il totalitarismo. Non serve solo la paura. Le armi sono solo un corredo. C’è qualcosa di più profondo, di più “batterico”.
Ovvero la propaganda inculcata ai bambini, agli studenti più giovani, a coloro che non hanno ancora sviluppato un pensiero critico. Pavel Talankin è un anonimo coordinatore scolastico di un istituto disperso in una cittadina tra i monti Urali: Karabash è un posto deprimente, inquinato dai fumi di una enorme fonderia di rame, contrappuntato da caseggiati sovietici più grigi di qualunque immaginario. Eppure, Pavel ci sta bene, ama la sua città e, soprattutto, ama il suo lavoro a stretto contatto con gli studenti.
Tanto che il suo ufficio è una piccola oasi di libertà. Tutto cambia nel febbraio del 2022 con l’invasione dell’Ucraina da parte dell’esercito russo. Le ordinarie attività scolastiche vengono gradualmente soppiantate e sostituite da lezioni di pura propaganda. Ogni mattina l’alzabandiera, obbligatorio per tutti, diventa sempre più solenne e marziale. I professori si trasformano in megafoni del potere; persino l’abbigliamento degli studenti riprende quello dei Giovani Pionieri. Pavel è incaricato di filmare tutto e, presto, non si riconosce più in questo brodo primordiale totalitaristico. E, allora, entra in contatto con un regista danese, David Borestein, al quale invia, giorno dopo giorno, i video che svelano la meccanica degli slogan, il docente viscido che ammette candidamente di ammirare i più grandi assassini al servizio di Stalin, l’escalation putiniana di castighi per chi osa mettere in dubbio la verità del regime.
Ovvero quello che fa Pavel con un’incoscienza spiazzante e, inconsapevolmente, eroica (mai da martire, però). Quelle immagini diventano il film, che non ha bisogno di alcuna enfasi estetica. Anzi, è proprio nel minimalismo, che, a tratti, si fa straziante. Come quando si sofferma su una giovane studentessa il cui fratello è stato mandato a morire al fronte: da lei non arriva alcuna critica espressa alla madre Russia ma la si vede spegnersi lentamente, gli occhi persi nel vuoto.
O come gli ex studenti chiamati alle armi con il coraggio appiccicato addosso e l’anima che trema. O come l’addio sottinteso di Pavel alla madre bibliotecaria che sminuisce tutto (“la Russia è sempre stata in guerra”, dice), perché questo “Signor Nessuno”, ovviamente, è destinato all’esilio e alla fuga. Ma, come Odisseo, ha compiuto l’impresa epica di accecare il regime con le sue stesse immagini propagandistiche.
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