Naccarato radiografa la sanità padovana «Costi insostenibili»

La città attrae ancora pazienti grazie a Iov, Usl 16 e Azienda Un sistema stritolato dai bilanci in profondo rosso
AMBULANZA ESCE DALL'OSPEDALE PRONTO SOCCORSO
AMBULANZA ESCE DALL'OSPEDALE PRONTO SOCCORSO

di Ernesto Milanesi

L’eccellenza sanitaria di Padova ha un prezzo sempre più proibitivo. Il “sistema” regge grazie a Iov, Usl e Azienda che attraggono pazienti con la qualità delle prestazioni. Anche la prevenzione sanitaria mantiene standard mediamente elevati. Ma la sanità pubblica paga a caro prezzo il “profondo rosso” di una gestione che negli ultimi dieci anni non ha saputo integrare davvero la medicina accademica e ospedaliera.

E’ la «radiografia» di Alessandro Naccarato (nella foto qui a fianco), deputato del Partito democratico, che ha studiato bilanci e statistiche, rapporti e ricerche. «Tra i problemi che il governo Monti eredita da Berlusconi e Bossi c'è la drammatica necessità di intervenire per continuare a garantire il servizio sanitario.Le previsioni per i prossimi 20 anni indicano che la spesa passerà dagli attuali 106 miliardi di euro a circa 170 miliardi nel 2030. La tendenza viene descritta con estrema precisione nel recente studio del Cerm diretto da Fabio Pammolli». Le proiezioni della spesa sanitaria 2011-2030 prendono a riferimento le Regioni individuate come modello virtuoso dai decreti legislativi sul federalismo fiscale (Emilia, Lombardia e Umbria). Lo studio registra le spese sanitarie con l'esclusione dell'assistenza (a carico dei Comuni) e delle spese in conto capitale.

Ne deriva uno scenario che comporta la necessità di verificare davvero la programmazione socio-sanitaria. A maggior ragione in Veneto: «Come risulta dai dati del Libro Bianco 2000-2009 pubblicato dalla giunta regionale, la situazione presenta analoghi profili di criticità. In particolare, risulta sintomatico il risultato economico di Usl e Aziende nell'ultimo decennio: da meno 491.034.393 milioni di euro nel 2000 a meno 522.321.922 milioni di euro nel 2009, con una crescita dei debiti (al netto dei mutui) da 1,9 a 3,8 miliardi» evidenzia Naccarato.

E’ il prodotto di due lustri di governo Pdl & Lega, segnatamente nel solco della sintonia fra il presidente Galan e il «raiss» Tosi. «Non c'è più tempo da perdere: serve subito un nuovo piano socio-sanitario in grado di affrontare la condizione della sanità veneta, evitando che l'indebitamento provochi a breve tagli a servizi e prestazioni» scandisce il deputato Pd.

E Padova non sfugge alla spada di Damocle. I conti del dg Adriano Cestrone - ora anche al vertice dell’Usl 16 - sono sintomatici: quasi 400 milioni di debiti consolidati nel bilancio dell’Azienda ospedaliera. E Naccarato non esita a divulgare le informazioni ufficiali della Regione (sintetizzate dalla tabella qui sopra) perché anche la sanità padovana possa guardarsi allo specchio. «Attrae ancora pazienti anche da fuori Veneto. Tuttavia, i diversi “poli” hanno urgenza di integrarsi e ricalibrare la gestione economica. Il deputato Pd lancia l’allarme: «Il rapporto tra attrazione e fuga di pazienti - che costituisce l'indice di mobilità ospedaliera - determina il livello qualitativo delle prestazioni erogate. I cittadini che preferiscono farsi curare in una struttura più distante da casa segnalano la mancanza di fiducia nell’ospedale più vicino. Negli ultimi 10 anni la mobilità ospedaliera in Veneto è cresciuta. In particolare, l’indice di fuga dei residenti veneti ospedalizzati in strutture extra-regionali è passato dal 4,4% nel 2000 al 6,4% del 2009».

Insomma, serve una sorta di pronto soccorso al sistema sanitario pubblico. E nemmeno Padova fa eccezione.

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