Narcos cinesi, la base nel Piovese

Carabinieri tra Prato, Riese, Codevigo e Bagnoli. Migliaia di piante sequestrate, due arresti

PIOVE DI SACCO. Coltivavano piantine di marijuana in capannoni dislocati tra le province di Padova e Treviso e poi spedivano la droga essicata ai loro connazionali nel nord Europa.

L’organizzazione cinese che trafficava in cannabis a livello internazionale aveva la sua mente a Prato, in Toscana, ma le coltivazioni erano tutte concentrate tra il Padovano e la Marca.

Il blitz è scattato due giorni fa e, all’interno di un capannone di via Callalta a Riese, i carabinieri hanno sequestrato oltre duemila piantine di marijuana. Due i cinesi finiti in manette: erano i custodi delle “preziose” piantine. Sono entrambi clandestini: uno di 29 anni e l’altro di 34.

L’indagine risale all’ottobre scorso quando i carabinieri della compagnia di Prato si mettono sulle tracce di un trentenne cinese, regolare in Italia.

L’indagine riguarda un traffico internazionale di sostanze stupefacenti. In altre parole, i carabinieri sospettano che il trentenne sia la mente di un grosso giro di spaccio di cannabis che parte dall’Italia e si espande al nord Europa. Nel corso delle indagini, i militari dell’Arma stringono il cerchio attorno al trentenne e scoprono che l’organizzazione è alquanto articolata.

In alcuni capannoni, dislocati tra la Marca e la provincia di Padova, dove ufficialmente si sarebbe dovuto svolgere un’attività tessile, in realtà si coltivavano migliaia di piantine di cannabis che, una volta essicate, venivano imbustate e spedite ai cinesi residenti all’estero, in particolare nei paesi del Nord Europa.

I pacchi di marijuana venivano confezionati con la tecnica del sottovuoto per impedire che si sentisse l’odore e sviare così che i cani antidroga potessero fiutare la droga.

Nella provincia di Treviso è stato individuato un solo capannone, in via Callalta a Riese Pio X. Dentro sono state trovate oltre duemila piante di cannabis, un sistema di irrigazione artigianale ma efficace e decine di lampade al sodio che dovevano garantire il clima adatto per la coltivazione della marijuana. In manette sono finiti anche due cittadini cinesi, entrambi senza fissa dimora, clandestini.

I due si alternavano, giorno e notte, all’interno del capannone come custodi. Lo avevano affittato lo scorso ottobre, denunciando ufficialmente un’attività tessile che, naturalmente, non esisteva.

A coordinare l’indagine dei carabinieri di Prato è stata la procura della Repubblica di Padova. È lì, infatti, che l’organizzazione cinese aveva concentrato la maggior parte della propria produzione di marijuana. Ben quattro i capannoni che sono stati sequestrati dai carabinieri, nella giornata di martedì, e migliaia le piantine trovate in quattro diversi centri: Piove di Sacco, Bagnoli di Sopra, Codevigo e Agna.

Numerosi anche gli arresti.

Dal comando provinciale di Prato nessun commento sull’operazione, i cui dettagli verranno resi noti soltanto nella giornata di oggi.

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