«Nicola, non è stato solo un incidente»

Lunedì il ragazzo ripescato nel Bisatto il 24 febbraio scorso avrebbe compiuto 18 anni. La mamma non si rassegna
Di Francesca Segato
Monselice, 02.09.2014 La lapide in ricordo di Nicola Tincani nel punto in cui è morto. ph. Zangirolami
Monselice, 02.09.2014 La lapide in ricordo di Nicola Tincani nel punto in cui è morto. ph. Zangirolami

MONSELICE. Lunedì scorso avrebbe compiuto diciott’anni. Non c’è più, Nicola, ma tanti amici hanno voluto lo stesso fargli festa, chi con una frase d’auguri su Facebook, chi portando un fiore sulla lapide che lo ricorda, sull’argine del canale Bisatto dove lo scorso 24 febbraio fu ripescato il suo corpo senza vita. È una ferita che non si può chiudere, la morte di Nicola Tincani, scomparso nella notte tra il 22 e il 23 febbraio scorsi. Una tragedia su cui ancora c’è in piedi un’indagine della magistratura, coordinata dal sostituto procuratore Federica Baccaglini. Nicola era da solo su quell’argine maledetto, oppure no? Una domanda straziante, a cui forse sarà difficile poter mai dare una risposta. «Noi siamo convinti che non sia stato un incidente» racconta Susanna Salvan, la mamma di Nicola. Che insieme al papà Vanni e al fratello Andrea attende la verità, se mai questa potrà emergere. «Io non sono mai andata a vedere il punto in cui Nicola è stato ritrovato» continua la mamma «non potrei farcela, ancora oggi sono troppo sconvolta, a rendermi conto che in questi giorni ci sarebbe stato il suo compleanno».

È stato il papà, Vanni, ad avere l’idea di una lapide commemorativa, per lasciare una testimonianza nel punto che per i monselicensi è diventato un luogo di dolore. «Nei primi tempi anche mio marito non voleva più tornare sull’argine» racconta ancora la mamma di Nicola. «Ma tantissime persone continuavano a passare e fermarsi per una preghiera, un saluto o per lasciare un fiore. Per questo ha avuto l’idea della lapide, se l’è disegnata personalmente, mettendo tutte le cose che piacevano a Nicola, il cappello simbolo degli scout e il nome del suo clan».

Adornata dal cappello da scout e dal simbolo dell’Agesci, l’iscrizione voluta dalla famiglia recita: «Nell’oscura notte del 23 febbraio 2014 in questo luogo ti hanno rubato la vita, ma in noi resterai per sempre. Il tuo sorriso splende nel cielo e nelle nostre anime. Adesso sei libero di volare. Ciao Lince Solitaria». Una frase che lascia ben intuire quella che è la sensazione della famiglia, che Nicola non sia scivolato accidentalmente nell’acqua. Proprio su questa ipotesi è incentrata l’indagine, contro ignoti: si valutano il fatto che il portafogli del ragazzo non sia mai stato ritrovato, le impronte sull’argine, le testimonianze degli amici. Il magistrato ha disposto anche altri sopralluoghi e perizie, che però non avrebbero portato elementi significativi. Di certo c'è che le analisi sul sangue del diciassettenne hanno rivelato un forte tasso alcolico, nessuna traccia invece di stupefacenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova