Niente lassativi, ora qualcuno chieda scusa

Ora qualcuno dovrebbe chiedere scusa. Dovrebbe scusarsi con i ragazzi della 5ªE, soprattutto. Con i loro genitori e con i genitori di Domenico Maurantonio
Domenico Maurantonio il giovane liceale padovano precipitato da un hotel, a Milano, durante un soggiorno in citt?? organizzato dalla scuola in occasione dell'Expo, Milano 10 maggio 2015 PROFILO FACEBOOK DI DOMENICO MAURANTONIO +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO'ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++
Domenico Maurantonio il giovane liceale padovano precipitato da un hotel, a Milano, durante un soggiorno in citt?? organizzato dalla scuola in occasione dell'Expo, Milano 10 maggio 2015 PROFILO FACEBOOK DI DOMENICO MAURANTONIO +++ ATTENZIONE LA FOTO NON PUO'ESSERE PUBBLICATA O RIPRODOTTA SENZA L'AUTORIZZAZIONE DELLA FONTE DI ORIGINE CUI SI RINVIA +++
PADOVA. Ora qualcuno dovrebbe chiedere scusa. Dovrebbe scusarsi con i ragazzi della 5ªE, soprattutto. Con i loro genitori e con i genitori di Domenico Maurantonio, che, come tutti, finora, hanno ottenuto informazioni solo dai giornali e dalle televisioni e sulla base dei loro resoconti hanno maturato convinzioni e hanno incanalato il dolore in una direzione che ha portato a sospettare dei compagni di classe. Qual è stata la freccia indicatrice decisiva lo sappiamo tutti: il lassativo messo nel bicchiere di Domenico da uno o più compagni per fargli uno scherzo. Quello scherzo che l’avrebbe poi portato a stare male, a evacuare nel corridoio.
 
Domenico Maurantonio non aveva preso lassativi
 
E forse dalla finestra, mentre qualcuno lo tratteneva sghignazzando, davanti ad altri compagni che ridevano sguaiatamente, e, forse, l’ha addirittura lasciato precipitare, non riuscendo a trattenerlo o peggio... Oggi sappiamo che non era vero, che di lassativo non c’è traccia. Ed è l’unica certezza che abbiamo. Eppure qualcuno era arrivato a scrivere che era stato individuato non solo il lassativo, ma pure chi l’aveva versato nel bicchiere. Magari era una strategia degli inquirenti per vedere se qualcuno dei ragazzi si tradiva o andava a raccontare un accaduto diverso da quello fino ad allora riferito. E ancora raccontato in maniera coerente da ragazzi che sono stati costretti a nascondere il proprio dolore, insieme alla rabbia repressa nel vedersi additare come responsabili di quella morte.
 
E forse in qualche modo lo sono, come potrebbe esserlo lo stesso Domenico, perché insieme sono giovani, insieme hanno bevuto, insieme sono stati alzati fino a tardi, insieme hanno girovagato fino alle 5 del mattino dentro e fuori quel albergo dal colore improbabile. Colpevoli perché loro non si sono sentiti male o forse hanno bevuto di meno. Colpevoli perché abbastanza ebbri da non rendersi conto che Domenico stava male. Colpevoli di essere stati meno male di lui. Colpevoli di non aver mai provato a stare male-male con l’alcol che ti pesa in pancia e una sensazione di sprofondo terribile, con l’impossibilità di stare a letto perché tutto ti gira come una giostra. Colpevoli del bene che Domenico gli voleva, tanto che per non disturbarli se n’è uscito dalla camera, sperando che una camminata in corridoio o una boccata d’aria potesse aiutarlo. Non sappiamo e probabilmente non sapremo mai come Domenico sia precipitato e sicuramente fatichiamo a comprendere appieno il dolore dei genitori che hanno perduto il loro unico figlio in maniera tanto tragica e misteriosa e che non si daranno mai pace per quello che è successo. Ecco, anche a loro va chiesta scusa, perché messi su una direzione fallace, alla quale restano aggrappati per non essere sopraffatti. Portati a pensare o addirittura a indicare nei compagni i responsabili della tragedia.
 
E a chiedere scusa, oltre ai media dovrebbero essere tutti quelli che su Facebook sputano sentenze per sentito dire. Partigiani per simpatia o antipatia. Forcaioli che vorrebbero vietare gli esami di maturità ai ragazzi, quando non l’espulsione da tutte le scuole del regno, perché colpevoli di omertà mafiosa, estranea alla nostra cultura veneta. Abbiamo già scritto che la giustizia ha bisogno di serenità: nell’investigare senza preconcetti e pregiudizi, nel testimoniare e nel rendere note le informazioni, nel sostenere le accuse e le difese, nel giudicare e nell’applicare le sentenze, sapendo che la verità giudiziaria non è la verità assoluta e universale. È solo la verità costruita in tribunale e non potrà mai soddisfare tutti. Men che meno le vittime. 

 

Riproduzione riservata © Il Mattino di Padova