Novantamila analisi del sangue per l’allarme da inquinanti Pfas

La Regione si prepara a far partire lo screening sulle popolazioni esposte che riguarda anche il Padovano Un incontro fra esperti conferma l’emergenza: «In futuro questo pericolo è destinato a crescere»
Di Silvia Quaranta

PADOVA. Novantamila persone, fra Padova e Verona, chiamate alle analisi del sangue entro la fine dell'anno: l'allarme riguarda una nuova classe di inquinanti comunemente denominati Pfas e Pfos, che stanno destando una preoccupazione crescente fra specialisti e ricercatori.

La definizione (che sta per sostanze perfluoro alchiliche) raccoglie in realtà una molteplicità di sostanze: «alcune sono già note e riconosciute come tossiche, oltre una certa concentrazione» spiega la professoressa Sara Bogialli, dell'Università di Padova, che ieri ha coordinato un incontro sul tema al dipartimento di Chimica all’Università di Padova «ma altre sono ancora oggetto di studio: ci sono dati che ne dimostrano la tossicità, ma non ancora abbastanza robusti per certificare questa definizione. Siamo tuttavia orientati a pensare» aggiunge la docente «che nei prossimi anni l'allarme per gli Pfas potrà solo aumentare».

Queste nuove sostanze, dicono gli scienziati, sono doppiamente pericolose: da un lato perché sono molto resistenti, dall'altro perché sono ovunque. Non sono biodegradabili e hanno altissima stabilità termica, fisica e biologica: cosa che li rende ottimi dal punto di vista industriale. Vengono utilizzati in moltissimi campi: dalle plastiche alla conciatura delle pelli, dalle schiume antincendio ai pesticidi, al noto rivestimento delle pentole antiaderenti (teflon). Sono contenuti nei prodotti di scarico di diverse industrie, che nel tempo hanno inquinato le acque del Veneto: «Tanto che oggi la categoria più a rischio» suggerisce la professoressa Bogialli «è quella delle donne incinte, che bevono una quantità d'acqua molto maggiore rispetto alla media».

Il pericolo non è sconosciuto alla Regione Veneto, che si sta muovendo per le dovute verifiche: «Avvieremo nei prossimi mesi il programma di presa in carico della popolazione» spiega Francesca Russo, dirigente del Servizio Sanità Pubblica e Screening «chiamando tutti i soggetti che consideriamo esposti per offrire loro la possibilità di affrontare una serie di esami. Questo ci permetterà di monitorare circa 80/90mila, dai 14 ai 65 anni, provenienti da un'area rossa che abbraccia 21 comuni tra Padova e Verona. In più è già stato fatto uno studio, in 7 comuni, il quale conferma che le persone nell'area rossa mostrano una maggiore concentrazione di queste sostanze pericolose».

Quanto ai danni per la salute si parla di problemi di metabolismo, colesterolo e forse pressione. «Ma parliamo più di un fattore di rischio» precisa Russo «che di vere e proprio patologie».

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