Nuove tasse sulle sagre, le Pro loco padovane: «Così molte feste rischiano di chiudere»
Dal 2026 regime fiscale più pesante per le associazioni del Terzo Settore. Unpli Padova lancia l’allarme: a rischio eventi simbolo come la Fiera di San Martino, la Festa dei Bisi e le sagre dell’asparago e del melone

Imposte più pesanti, adempimenti amministrativi con ulteriori complicazioni, regole contabili e tributari maggiormente pressanti. Il 2026 potrebbe diventare l’annus horribilis delle sagre padovane. Il risultato? Unpli Padova, l’ente che raccoglie le Pro loco della provincia, è drastica: «Alcuni tra i maggiori eventi della nostra tradizione e del nostro territorio potrebbero chiudere i battenti: la festa del cavallo a Legnaro e quella dell’asparago a Pernumia, la sagra del Tresto a Ospedaletto Euganeo, la festa dei bisi a Baone e ancora quella del melone a Massanzano, fino alla fiera di San Martino a Piazzola sul Brenta. La fiscalità, entrata in vigore con il nuovo anno, sta mettendo in subbuglio il sistema Pro Loco».
Dal 1° gennaio scorso, infatti, la fiscalità delle Pro Loco è entra in una nuova fase del Codice del Terzo Settore, con il passaggio a un regime forfettario basato sul volume dei ricavi. Grossolanamente parlando, l’attività di uno stand in una sagra potrebbe essere comparato all’attività di un ristorante. Denunciano Unpli Padova e a livello regionale anche Unpli Veneto: «Il rischio di trovarsi classificati come enti commerciali, in caso di prevalenza di proventi aventi natura commerciale, è nell’aria, con conseguente aggravio d’imposta, ma anche ulteriore carico di adempimenti amministrativi, contabili e tributari». Una prospettiva, questa, che se trovasse conferma nelle ulteriori circolari dell’Agenzia delle Entrate potrebbe portare molte Pro loco (iscritte al Registro unico nazionale del Terzo Settore come Aps, associazioni di promozione sociale) alla difficile scelta se proseguire o meno con l’organizzazione di eventi diventati ormai tradizionali.
«Sarebbe un duro colpo anche per le economie dei nostri paesi che coinvolgono intere filiere produttive, dal campo al consumo della pietanza», denuncia il presidente delle Pro loco venete, Rino Furlan, che sta lavorando in stretto coordinamento con la dirigenza nazionale per scongiurare tale rischio.
Gli fa eco in questo senso il numero uno padovano, Giuseppe Pengo, che è anche consigliere nazionale Unpli: «I nostri associati svolgono attività senza scopi di lucro. Tutti i proventi che le stesse raccolgono sono destinati alle finalità statutarie. Spesso quanto viene raccolto durante le manifestazioni, sagre o le feste popolari viene poi investito per opere e servizi di utilità sociale a favore della propria comunità. Essere considerati alla stregua di chi svolge attività commerciale a fini di lucro è un rischio che vogliamo scongiurare o almeno stemperare».
Occhi puntati su Roma: se non dovessero arrivare novità, i volontari delle Pro Loco potrebbero incrociare le braccia, facendo venir meno tanti momenti di sana aggregazione e tante attività di solidarietà anche nel Padovano.
(Nicola Cesaro)
Piazzola sul Brenta
Con l’entrata in vigore della nuova disciplina fiscale per il Terzo Settore, il mondo delle Pro loco e quello associativo guardano al futuro con estrema attenzione e timore. A Piazzola, il tema è già stato affrontato da anni mettendo in piedi un sistema di controlli rigoroso e in stretta collaborazione con il Comune, che in diverse manifestazioni incassa direttamente gli introiti.
«La preoccupazione è generale», spiega il presidente della Pro loco, Giuliano Tessari, «perché molte attività, dalle sagre alle manifestazioni culturali, prevedono entrate che servono a sostenere le spese per le attività e gli eventi di promozione del territorio, che è il nostro fine statutario. Abbiamo un organo di controllo che verifica i bilanci ed effettua controlli periodici. Le iniziative più importanti ci vengono affidate dal Comune attraverso il mercato elettronico della Pubblica Amministrazione, al quale siamo già iscritti da tempo». È il caso del mercatino dell’antiquariato dell’ultima domenica del mese, l’attività più rilevante che attira più di 10 mila visitatori ogni volta.
«La Pro loco ne cura l’organizzazione», spiega, «ma le entrate degli espositori vengono versate al Comune». Analogo il modello per la Fiera di San Martino, che richiama circa 50 mila persone: l’associazione gestisce lo stand gastronomico, con cui copre i costi di strutture, attività ed eventi. «I nostri bilanci sono pubblicati sul sito», conclude Tessari, «e la trasparenza resta la prima garanzia».
(Paola Pilotto)
Baone
Tra le feste che rischiano di affrontare difficoltà c’è anche la Festa dei Bisi di Baone. Il presidente della Pro loco, Luigino Bagno, conferma: «Dal punto di vista fiscale oggi siamo davvero in difficoltà. Siamo tutti volontari, veniamo da altri lavori, molti sono anche pensionati e non siamo esperti di fiscalità. Anche il nostro tesoriere dice: “Non ce la faccio più, ci sono troppe cose da gestire”».
Le nuove regole fiscali, entrate in vigore nel 2026, prevedono che le Pro loco con proventi superiori agli 85 mila euro possano essere considerate enti commerciali, con aumento di imposte e adempimenti burocratici. Bagno sottolinea: «Siamo un gruppo sopra la media per quanto riguarda l’età e diventa difficile seguire tutte le scadenze, gestire fatture e registratore di cassa. Così rischiamo di sopravvivere e basta, senza poter reinvestire gli utili nella comunità».
La festa coinvolge quasi 250 volontari e genera un importante indotto economico e sociale per il territorio. Bagno aggiunge: «Affidare la gestione a privati, perché potrebbe essere una soluzione, significherebbe perdere il vero senso del volontariato. Tutto ciò che raccogliamo viene reinvestito per opere e servizi locali. Ma soprattutto, l’indotto che creiamo è rilevante ed è conosciuto da tutti. Queste regole mettono a rischio la continuità e il rinnovamento».
(Pietro Cesaro)
Teolo
«In questo modo il volontariato andrà a farsi benedire». Daniela Corolaita, storica segretaria della Pro loco Teolo (l’associazione organizza due importanti eventi come la Festa del Villeggiante e l’Antica Fiera di Bresseo), è convinta che il nuovo regime fiscale faccia crollare tutto.
«Quel poco di utile che si riusciva a racimolare e che andava reinvestito in eventi culturali, di promozione del territorio e aiuti alle associazioni in difficoltà, ora dovrà essere speso per pagare tecnici e commercialisti», afferma Corolaita. «C’è poi l’aspetto, non da sottovalutare, del rischio che corrono in primis il presidente, che nel caso di irregolarità dovranno farsi carico in solido delle sanzioni. Già i volontari col passare degli anni sono sempre di meno, queste nuove norme daranno il colpo di grazia a un mondo che finora ha lavorato per il bene delle comunità». Corolaita ricorda che le attività delle Pro loco non sono a scopo di lucro e che già oggi le associazioni sono tenute a una contabilità trasparente ed è soggetta a numerosi controlli.
«Noi che alle nostre feste svolgiamo anche somministrazione di cibi e bevande, siamo obbligati ad avere i Pos e i registratori di cassa collegati con l’Agenzia delle Entrate. Questo nuovo regime di fiscalità che ci impone ulteriori spese che andranno sottratte a quelli che finora erano investimenti a favore del paese».
(Gianni Biasetto)
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