Vigile accusato di omicidio, il lavoro a Padova e il ricordo degli ex colleghi: «Un agente introverso»
L’anno del Covid il vigile era entrato in Polizia locale nel capoluogo Euganeo, dove ha poi lavorato per due anni. Gli ex colleghi ricordano i tratti distintivi: «Non si esponeva, lasciava che fosse il capo pattuglia a prendere le decisioni»

«Era un tipo tranquillo. Anche troppo tranquillo». È un delitto avvolto nella nebbia: non solo quella di Mira, ma anche di un passato pieno di domande nella vita del presunto killer.
Un agente tanto timido – secondo i colleghi – quanto capace di un grande rispetto per la divisa che indossa. E dai racconti emerge soprattutto un’indole introversa, poco propensa all’azione e alle responsabilità derivanti dall’incarico.
Riccardo Salvagno, per due anni, dal 2020 al 2022, aveva indossato la divisa della Polizia locale di Padova. Poi la scelta di attivare la procedura di mobilità e il trasferimento a Venezia. Una decisione legata soprattutto alla vicinanza a casa, raccontano i colleghi padovani con cui aveva condiviso pattugliamenti e turni nel capoluogo e nei quartieri più delicati.
Nessuna frizione evidente, nessuna segnalazione disciplinare, nessuna lamentela formale. Un curriculum lineare, limpido, almeno sulla carta. «Non era affatto un cattivo ragazzo», spiega un ex collega che accetta di parlare chiedendo garanzia di anonimato.
«Abbiamo lavorato fianco a fianco a Padova, ma da allora sono passati quasi cinque anni, difficile fare considerazioni su cosa possa essere accaduto. In così tanti anni le persone possono cambiare molto», aggiunge, sottolineando così come la distanza temporale dalla dal suo servizio al fianco di vigile indagato per omicidio sia un elemento da cui prendere le distanze: ciel ruolo di tutore della legge, l’assenza di precedenti o di procedure disciplinari.
E poi quell’ultimo giorno dell’anno, nelle campagne veneziane, che rimette tutto in discussione. Resta il ritratto di un agente silenzioso. Discreto, ma che non aveva mai dato segnali tali da far presagire possibili squilibri. Ed è proprio questo a lasciare aperti gli interrogativi: capire quando e dove qualcosa si sia incrinato.
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