All’ospedale di Cittadella digiuno in Chirurgia: «Segno di vicinanza ai colleghi in guerra»

Il personale del reparto propone l’iniziativa di solidarietà. «Non possiamo cambiare il mondo, ma da che parte stare»

Silvia Bergamin
L’ospedale di Cittadella, venerdì prossimo si terrà l’iniziativa
L’ospedale di Cittadella, venerdì prossimo si terrà l’iniziativa

Una giornata di digiuno, in ospedale a Cittadella, dalla parte di chi si prende cura delle ferite della guerra e soccorre chi vive sotto le bombe. L’unità operativa di Chirurgia generale, guidata dal dottor Alfonso Giovanni Recordare – protagonista negli anni anche di interventi complessi e missioni all’estero – ha promosso per venerdì prossimo una giornata di digiuno come segno di vicinanza ai colleghi impegnati nei contesti più difficili del pianeta.

Un’iniziativa che nasce nel cuore dell’Alta padovana ma guarda ai fronti di crisi dove ogni giorno medici e infermieri operano in condizioni estreme: da Gaza all’Iran passando per l’Ucraina, fino ai tanti teatri di conflitto in cui sono presenti organizzazioni come Emergency e Medici Senza Frontiere.

Le contraddizioni globali nel tempo della terza guerra mondiale a pezzi: da una parte sale operatorie moderne, sicure e organizzate; dall’altra strutture improvvisate, carenza di strumenti, pressione continua e rischio costante.

Da qui l’idea di fermarsi per un giorno e digiunare. L’appello, diffuso tra i professionisti sanitari, recita: «Il reparto di Chirurgia di Cittadella osserverà una giornata di digiuno. Un gesto di solidarietà verso tutti gli operatori sanitari che lavorano ogni giorno nelle zone di guerra, spesso in condizioni estreme, con risorse limitate e sotto un livello di pressione che va oltre ogni immaginazione».

Il senso di questa pratica di resistenza non violenta: «Questo digiuno è un segno. Per dire che li vediamo. Per dire che non sono soli. Per affermare che la medicina, anche nei contesti più drammatici, resta un atto di umanità. Saremmo grati se questo messaggio potesse raggiungere il maggior numero possibile di colleghi che operano in contesti difficili. Chiunque desideri unirsi a noi, ovunque si trovi, è il benvenuto: un gesto simile sarebbe ancora più potente».

Ci si asterrà dal cibo, mentre si introdurranno liquidi. La consapevolezza del limite e il desiderio di accendere una luce senza limitarsi a maledire il buio: «Forse non possiamo cambiare il mondo. Ma possiamo scegliere da che parte stare». 

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