Ospita clandestini, la casa a rischio confisca

Luciano Urian indagato per favoreggiamento. Il professor Berardi: misura applicata per molti reati

PADOVA. Ti indagano per un reato e, in caso di condanna, credi di cavartela con la sanzione del carcere o di una multa o magari eviti sia l’una che l’altra grazie alla sospensione condizionale. E, invece, se per commettere il reato di cui si è riconosciuti colpevoli abbiamo impiegato un nostro bene, oggi se ne perde la proprietà in via definitiva con la confisca da parte dello stato.

È quel che rischia Luciano Urian, 48enne di Padova finito sotto inchiesta per aver favorito la permanenza in Italia di clandestini, affittando loro dei posti letto nel suo appartamento in cambio di danaro e di droga, ma anche per aver consentito l’allestimento a casa sua di una sorta di “laboratorio” destinato al taglio e al confezionamento della cocaina da vendere.

Smascherato dalla polizia municipale che lo ha controllato tra l’ottobre 2016 e il marzo scorso, Urian rischia il processo visto che il pm Benedetto Roberti ha chiuso l’inchiesta, atto preliminare alla richiesta di un processo. E ha pure messo sotto sequestro preventivo la sua abitazione in via del Cristo (zona Crocifisso), primo passo verso la confisca. Un sequestro che la normativa recente ha introdotto per molti reati. «La confisca è disciplinata dal codice penale come misura di sicurezza, per evitare che possa ripetersi il reato. Tuttavia negli ultimi 20 anni c’è stato un moto espansivo mostruoso della confisca: il legislatore l’ha trasformata in una sanzione patrimoniale. E ha previsto norme che la stabiliscono in via obbligatoria per quanto riguarda le cose utilizzate per commettere determinati reati» spiega il professor Alberto Berardi, docente di Teoria generale del Diritto all’università di Padova e avvocato.

Qualche esempio? La confisca di navi o camion usati per il trasporto di clandestini; nel caso di reati contro la Pubblica amministrazione, di truffe aggravate ai danni dello Stato o di reati tributari la confisca del prezzo o del profitto del reato (tangenti o beni ricevuti); nel caso di reati legati alla prostituzione la confisca dell’immobile abidito a bordello come della macchina nella guida in stato di ebbrezza. E se il bene è sparito? Si confisca il valore per equivalente di un’altra proprietà del condannato: «Non vale più il fatto che se ho fatto sparire il profitto del reato, gli altri beni non me li tocca nessuno. Oggi si va a colpire il patrimonio costituito in modo lecito per il valore equivalente del bene che va confiscato. Ecco perché durante le indagini le procure dispongono il sequestro preventivo, benché non non obbligatorio» chiarisce il professor Berardi, «La confisca scatta quando la sentenza diventa definitiva e il bene è acquisito dal Fondo unico di Giustizia».


 

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